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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40357/2023 del 04/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Petronzio ha impugnato la sentenza di appello che aveva riformulato il capo d'imputazione originariamente per truffa aggravata ("truffa vessatoria") qualificandolo invece come estorsione. Con due motivi chiedeva la cassazione: 1) violazione delle norme sul contraddittorio e sulla competenza del giudice (artt. 51, 178, 521, 522 c.p.p., art. 111 Cost.), sostenendo che la riqualificazione a sorpresa gli aveva precluso la possibilità di difendersi e che la fattispecie più grave avrebbe dovuto essere giudicata dal tribunale collegiale; eccepiva inoltre la reformatio in peius in relazione ai termini di prescrizione; 2) censurava la mancanza o manifesta illogicità della motivazione sull'esistenza della minaccia necessaria all'estorsione, chiedendo che fosse riconosciuta la natura di truffa e/o l'applicazione dell'attenuante della speciale tenuità del danno (art. 62, n.4 c.p.).

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto legittima e prevedibile la riqualificazione da truffa vessatoria a estorsione sulla base della formulazione del capo d'imputazione (prospettazione di un controllo dell'Ispettorato attribuibile agli imputati come evento certo e riconducibile alla loro volontà). Ha confermato che il giudice d'appello può operare una diversa qualificazione, anche più grave, purché la ridefinizione sia prevedibile e non violi il diritto di difesa; la diversa qualificazione non impone la celebrazione del giudizio davanti al collegio se rimane nella competenza del giudice di primo grado. Ha escluso la violazione del divieto di reformatio in peius poiché non è stato aggravato il trattamento sanzionatorio in senso stretto. Quanto al merito, la Corte ha ritenuto credibile la versione della persona offesa (Di Toro) e corroborata dagli agenti, ha ritenuto non credibile la tesi difensiva che Petronzio fosse inconsapevole, e ha correttamente escluso l'attenuante per speciale tenuità del danno in ragione della gravità e degli effetti del comportamento estorsivo. Il ricorso è quindi respinto e la condanna confermata.

Norme richiamate

  • art. 640 cod. pen.

    Norma sulla truffa (e sua forma aggravata "truffa vessatoria"): la Corte distingue la truffa dall'estorsione in base al carattere ingannevole del male prospettato (possibile/immaginario) che induce l'errore e non la coercizione.

  • art. 629 cod. pen.

    Norma sull'estorsione: interpretata come comprensiva delle ipotesi in cui la minaccia sia prospettata come certa e riconducibile all'agente, esercitando coercizione sulla volontà della vittima.

  • art. 62, n.4, cod. pen.

    Circostanza attenuante del danno di speciale tenuità: la Corte ricorda che richiede un pregiudizio patrimoniale lievissimo e valutazione anche degli effetti complessivi subiti dalla vittima; la restituzione non è di per sé sufficiente.

  • art. 521 cod. proc. pen.

    Richiama le garanzie processuali: la Corte spiega che la riqualificazione da parte del giudice d'appello non viola la norma quando la nuova qualificazione sia sufficientemente prevedibile e non leda il contraddittorio.

  • artt. 51, 178, 522 cod. proc. pen.

    Norme richiamate in relazione al diritto di difesa e alla nullità: la Corte ritiene non sussistente la nullità denunciata perché la riqualificazione era prevedibile e l'imputato ha potuto comunque esercitare la difesa (anche con rimedio del ricorso per cassazione).

  • art. 24 e art. 597, comma 3, cod. proc. pen.

    Coordinate per stabilire che il giudice d'appello può procedere alla riqualificazione purché non sia superata la competenza del giudice di primo grado; l'errata attribuzione di affari al giudice collegiale non comporta automaticamente nullità della sentenza di primo grado ove la competenza sostanziale sia rispettata.

  • art. 111 Cost. e art. 6 CEDU

    Principi di giusto processo e diritto al contraddittorio: la sentenza applica l'orientamento della Corte EDU secondo cui la riqualificazione prevedibile non contrasta con il diritto di difesa, purché sia rispettata l'equità del giudizio.

Massime di principio

  • Il giudice d'appello può riqualificare il fatto in senso più grave anche se la nuova qualificazione non era espressamente dedotta dall'imputazione, purché la riqualificazione sia sufficientemente prevedibile dalla descrizione dei fatti e non leda il diritto di difesa.
  • La distinzione tra truffa (anche "vessatoria") ed estorsione si basa sulla modalità di prospettazione del male: se il male è presentato come possibile/immaginario e induce in errore, si configura truffa; se è prospettato come certo e attribuibile all'agente, si configura estorsione.
  • La riqualificazione che comporti la necessità teorica del giudizio davanti al collegio non determina automaticamente l'annullamento: è decisiva la competenza sostanziale e il fatto che la riqualificazione non superi la competenza del giudice di primo grado.
  • Il divieto di reformatio in peius tutela solo il trattamento sanzionatorio concreto (pena effettivamente più grave), non ogni effetto sfavorevole derivante dalla riqualificazione (ad es. diversa prescrizione).
  • Le questioni sulla valutazione della prova e sulla credibilità delle dichiarazioni sono in linea di massima devolute al giudice del merito; in Cassazione sono ammissibili censure soltanto quando la motivazione sia mancante, manifestamente illogica o contraddittoria su punti essenziali.
  • Per l'applicazione dell'attenuante della speciale tenuità del danno è necessario valutare non solo il valore economico della somma sottratta ma anche gli effetti pregiudizievoli complessivi subiti dalla vittima; la semplice restituzione non annulla la gravità del reato.

Testo integrale

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