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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 51244/2023 del 21/12/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Roma che lo aveva assolto dai reati di usura ma lo aveva ritenuto responsabile del delitto di tentata estorsione aggravata nei confronti di Popio Andrea. Tracogna ha dedotto violazione di legge e vizio di motivazione sostenendo che mancavano gli elementi oggettivi e soggettivi del concorso nel reato di estorsione: non avrebbe avuto consapevolezza del carattere usurario del prestito (ruolo negoziale inesistente) e la sua presenza nella fase di riscossione non sarebbe sufficiente a provare la volontà di contribuire all'illecito. Ha inoltre contestato la logica con cui la Corte ha desunto la responsabilità dalla sua partecipazione a una lite e dalla presenza con il coimputato Mazza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la censura relativa alla mancanza di consapevolezza dell'illiceità presupponesse una ricostruzione fattuale diversa da quella svolta in appello e non dedotta in quella sede, sicché non poteva essere sollevata per la prima volta in Cassazione. Inoltre la Corte ha ritenuto manifestamente infondato il motivo alla luce delle dichiarazioni della persona offesa e di un teste, dalle quali emergerebbe che Tracogna era a conoscenza della natura usuraria del rapporto e aveva partecipato alla rinegoziazione degli interessi. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3000 alla cassa delle ammende e alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa delle parti civili, liquidate in complessivi euro 4.791,00 oltre accessori di legge.

Norme richiamate

  • art. 629 c.p. (estorsione)

    La Corte ha confermato la sussistenza del delitto di tentata estorsione aggravata in presenza di pretese illecite accompagnate da minaccia o violenza e di un contributo concorsuale anche nella fase esecutiva, se provata la consapevolezza dell'illiceità

  • art. 644 c.p. (usura)

    La sentenza di appello ha assolto il ricorrente dal delitto di usura; tuttavia la Corte di Cassazione utilizza i fatti accertati relativi all'usura per valutare la consapevolezza del carattere illecito del credito nell'ambito dell'accertamento del concorso nell'estorsione

  • art. 56 c.p. (tentativo)

    La fattispecie è stata trattata nella forma tentata: la Corte ha ritenuto integrati gli elementi necessari a configurare la tentata estorsione in relazione alle condotte poste in essere

  • Principio di inammissibilità di questioni di fatto nuove in Cassazione

    La Corte ricorda che la Suprema Corte non è sede per rinnovare ricostruzioni fattuali non prospettate nel giudizio di merito; censure fondate su diversa valutazione dei fatti non sollevate in appello sono inammissibili

  • Principio di soccombenza

    Il ricorrente soccombente è condannato al pagamento delle spese processuali e al ristoro delle spese sostenute dalle parti civili; la Cassazione applica tale principio nella liquidazione delle spese e sanzioni

Massime di principio

  • In Cassazione non è ammesso sollevare per la prima volta ricostruzioni fattuali alternative che non siano state dedotte nel giudizio di merito o in appello; le questioni di fatto new devono essere introdotte nei gradi precedenti
  • Per configurare il concorso in un'estorsione è necessario dimostrare non solo la presenza materiale ma anche l'elemento soggettivo (consapevolezza e volontà di concorrere all'illecito); tuttavia la partecipazione alla rinegoziazione del credito o la conoscenza degli interessi usurari possono essere elementi indiziari idonei a provare tale consapevolezza
  • Le dichiarazioni della persona offesa e di testi oculari hanno valore probatorio rilevante e, se coerenti e dettagliate, possono smentire la versione difensiva basata su sole dichiarazioni dell'imputato
  • Se la difesa sostiene l'esistenza di un credito legittimo (es. debito di gioco) deve fornire prove concrete di tale credito; la mera affermazione non è sufficiente a scalfire le accuse
  • La condanna alle spese e alle sanzioni accessorie segue il principio di soccombenza: il ricorrente che ottiene l'inammissibilità del ricorso può essere condannato anche al pagamento di somme per ammende e rifusione spese delle parti civili

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