Cassazione Civile, Ordinanza n. 02513/2025 del 03/02/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente (società)
La controversia
La Corte è intervenuta con un'ordinanza di correzione di errore materiale relativa a una precedente ordinanza n. 5620 del 2024, resa sul ricorso proposto dalla società ricorrente contro la parte intimata. Su segnalazione della parte ricorrente, si è rilevato che nella precedente decisione era stato usato per errore il termine "decreto" anziché "sentenza" con riferimento al provvedimento impugnato e oggetto di cassazione. L'errore materiale riguardava due punti della pagina 7: un passaggio della motivazione, in cui si affermava che "il decreto impugnato va pertanto cassato", e il dispositivo, in cui si disponeva "cassa il decreto impugnato e rinvia alla Corte di Appello di Roma". La richiesta era dunque diretta a rettificare il testo della precedente ordinanza sostituendo il riferimento corretto alla sentenza impugnata.
La decisione
La Corte ha accolto la richiesta di correzione dell'errore materiale e ha disposto che, nella precedente ordinanza n. 5620 del 2024, le parole "il decreto impugnato va pertanto cassato" fossero sostituite con "la sentenza impugnata va pertanto cassata" e che nel dispositivo le parole "cassa il decreto impugnato e rinvia alla Corte di Appello di Roma" fossero sostituite con "cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di Appello di Roma". È stato inoltre disposto nulla per le spese, in ragione della natura non contenziosa del provvedimento.
Massime di principio
- Nel procedimento di correzione dell'errore materiale il giudice può rettificare, anche d'ufficio, errori meramente testuali o lessicali che non incidono sul contenuto sostanziale della decisione, quando dal testo emerga con evidenza il termine o la formula corretti.
- La correzione dell'errore materiale può riguardare sia la motivazione sia il dispositivo del provvedimento, purché si tratti di un refuso o di una svista riconoscibile dal contesto complessivo.
- La natura non contenziosa del procedimento di correzione può giustificare la mancata pronuncia sulle spese.
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