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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17418/2025 del 08/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del 28/01/2019 del Tribunale di Avellino che aveva condannato Lorenzo Santoro per il reato previsto dall'art. 4 legge n. 110/1975 (porto in luogo pubblico di oggetto atto ad offendere, una mazza da baseball) alla pena di euro 800,00 di ammenda. Il ricorso denunciava carenze di motivazione rispetto alle giustificazioni addotte dall'imputato circa il porto dell'oggetto e sosteneva l'insufficienza dell'accertamento circa l'assenza di un giustificato motivo per il porto.

La decisione

La Corte ha ritenuto ammissibile il ricorso e, valutando le censure difensive come non manifestamente infondate, ha dichiarato estinto il reato per prescrizione (l'illecito era accertato il 10/01/2017). La declaratoria di estinzione è stata adottata in sede d'appello anche perché la difesa non aveva rinunciato alla prescrizione. Non sono stati pronunciati proscioglimenti di merito ai sensi dell'art. 129 c.p.p.; inoltre la Corte ha annullato senza rinvio tutte le statuizioni della sentenza impugnata, compresa la confisca disposta, ritenendo che l'accertamento del reato costituisce presupposto indispensabile per l'adozione della misura di confisca e che le allegazioni difensive avevano reso dubbia la sussistenza dell'accertamento. Si è richiamata la sentenza n. 5/2023 della Corte costituzionale che impone che la confisca sia pronunciata solo dopo l'accertamento giudiziale dei presupposti di legge.

Norme richiamate

  • art. 4 legge n. 110/1975

    Riguarda il porto e la detenzione di oggetti atti ad offendere; la condanna richiede l'accertamento dell'assenza di un giustificato motivo per il porto in luogo pubblico. Nel caso la Corte ha ritenuto che le giustificazioni dell'imputato non fossero state definitivamente escluse, rendendo incerto l'accertamento del reato

  • art. 6, comma 1, legge n. 152/1975

    art. 6, comma 1, I.n. 152/1975

    Prevede la confisca obbligatoria non solo delle armi ma anche di altri oggetti atti ad offendere; la Corte d'appello ha richiamato l'interpretazione costituzionale (sent. n. 5/2023) secondo cui la confisca deve essere pronunciata solo in esito a un accertamento giudiziale dei presupposti di legge

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede il proscioglimento con formula di merito; la Corte ha ritenuto che non sussistessero i presupposti per un proscioglimento di merito, perché le allegazioni difensive avevano reso dubbio l'accertamento del reato

  • sentenza Corte costituzionale n. 5/2023

    Ha stabilito che la norma sulla confisca deve essere interpretata in modo da richiedere un effettivo accertamento giudiziale dei presupposti che giustificano la confisca; la Corte d'appello ha applicato questo principio anche ai beni la cui detenzione non è soggetta ad autorizzazione

  • art. 38 r.d. n. 733/1931

    art. 38 del r.d. n. 733/1931 (citato per riferimento nella decisione costituzionale)

    Richiamato dalla Corte costituzionale nella motivazione; nel testo della sentenza di appello è citato come parte del quadro normativo rispetto al quale è stata valutata la disciplina della confisca

  • Costituzione della Repubblica Italiana, artt. 3, 27, 42

    Citate nella decisione costituzionale come parametri di legittimità per valutare l'impatto delle misure di confisca sui diritti fondamentali (parità, responsabilità penale, proprietà)

  • Costituzione, artt. 11 e 117, comma 1

    artt. 11 e 117, primo comma, Cost.

    Richiamati in rapporto ai vincoli internazionali e convenzionali (vedi CEDU e Carta dei diritti UE) nella valutazione della legittimità della confisca obbligatoria

  • Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, Protocollo addizionale n. 1, art.1

    Riferimento alla tutela della proprietà privata come parametro di legittimità rispetto alla misura della confisca

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, artt. 17 e 49 par. 3

    artt. 17 e 49, paragrafo 3, CDFUE

    Richiamati per valutare compatibilità con i diritti fondamentali UE della disposizione che impone confisca obbligatoria; la Corte costituzionale ha invitato a un'interpretazione che garantisca l'accertamento giudiziale dei presupposti

Massime di principio

  • Se l'imputato fornisce giustificazioni plausibili sul porto di un oggetto atto ad offendere, il giudice deve motivare compiutamente il rifiuto di tali giustificazioni prima di affermare la sussistenza del reato previsto dall'art. 4 l.110/75.
  • La declaratoria di estinzione del reato per prescrizione può essere pronunciata anche in sede di appello se la difesa non ha rinunciato alla prescrizione e le censure non sono manifestamente infondate.
  • La confisca di un bene atto ad offendere non può essere disposta automaticamente: occorre l'accertamento giudiziale dei presupposti di legge che giustificano la misura, altrimenti la confisca è incompatibile con i principi costituzionali e sovranazionali richiamati dalla giurisprudenza costituzionale.
  • L'annullamento della sentenza per estinzione del reato comporta l'annullamento anche delle misure accessorie (es. confisca) quando queste dipendono dall'accertamento del reato estinto.
  • In situazioni analoghe è importante per la difesa sollevare in modo tempestivo e argomentato la questione della prescrizione e produrre giustificazioni sul porto dell'oggetto, poiché ciò può incidere sia sulla responsabilità penale sia sulle misure patrimoniali accessorie.

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