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Cassazione Penale, Ordinanza n. 18059/2026 del 20/05/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

Il ricorrente impugna la sentenza della Corte di appello di Bologna che ha confermato la sua responsabilità per i capi c) e d) della rubrica, deducendo: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per asserito travisamento della prova, con riferimento alle dichiarazioni del teste Pasini; 2) violazione di legge e vizio di motivazione sulla determinazione della pena, sostenendo che in appello sarebbe stata irrogata per il reato meno grave una pena identica a quella applicata in primo grado per il reato più grave, con conseguente violazione del divieto di reformatio in peius. La Corte rileva però che la censura sul travisamento è una mera riproposizione di questioni già esaminate e che, in presenza di doppia conforme, il travisamento è deducibile solo se il dato probatorio asseritamente travisato sia stato introdotto per la prima volta nella motivazione d'appello. Quanto alla pena, osserva che il reato ritenuto più grave in primo grado era ormai estinto per prescrizione in appello, sicché il giudice di secondo grado poteva autonomamente individuare il nuovo reato più grave tra i residui e rideterminare il trattamento sanzionatorio, nel rispetto del solo limite di non superare la pena inflitta in primo grado.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo il primo motivo non consentito in sede di legittimità perché volto a sollecitare una nuova valutazione del fatto e della prova già scrutinata nei giudizi di merito, e il secondo motivo manifestamente infondato perché la sopravvenuta prescrizione del reato più grave in primo grado legittimava il giudice d'appello a ricalcolare autonomamente la pena per il delitto residuo più grave, senza violare il divieto di reformatio in peius. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 597 c.p.p.

    Il divieto di reformatio in peius non è violato quando, in appello, sopravvenga l'estinzione del reato ritenuto più grave in primo grado e il giudice ridetermini autonomamente la pena sul residuo reato più grave, purché non superi la pena inflitta in primo grado.

  • art. 616 c.p.p.

    In caso di ricorso dichiarato inammissibile, il ricorrente è condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Nel giudizio di legittimità la censura di travisamento della prova, in presenza di doppia conforme, è ammissibile solo se il ricorrente indica un dato probatorio decisivo introdotto per la prima volta nella motivazione della sentenza d'appello; non è invece consentito chiedere una nuova lettura del materiale probatorio già valutato nei gradi di merito.
  • La Corte di cassazione non può sostituire la propria valutazione degli elementi di fatto a quella compiuta dal giudice di merito, quando la motivazione della decisione impugnata sia congrua e immune dai vizi denunciati.
  • Se in appello viene meno, per prescrizione o altra estinzione, il reato originariamente ritenuto più grave in primo grado, il giudice dell'impugnazione deve individuare autonomamente il nuovo reato più grave tra quelli residui e determinare la pena in modo autonomo, rispettando soltanto il divieto di peggioramento complessivo rispetto alla pena di primo grado.
  • La continuazione va valutata alla luce della struttura del giudizio residuo: l'estinzione del reato-base o del reato più grave altera il termine di paragone originario e consente una nuova commisurazione della pena sui soli reati ancora sub iudice.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioni
RamiProcesso penale
IstitutiOnere della provaPrescrizione del reato

Testo integrale

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