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Cassazione Penale, Ordinanza n. 17128/2025 del 07/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (giudice esecuzione)

La controversia

L'interessato aveva chiesto al giudice dell'esecuzione la concessione del vincolo della continuazione tra plurimi reati di rapina e di detenzione/cessione di stupefacenti, commessi in un arco temporale compreso tra il 2021 e il 2022 e già definiti con quattro sentenze irrevocabili di condanna. Il tribunale aveva respinto l'istanza ritenendo insussistente l'identità della componente soggettiva e, quindi, l'assenza di una preventiva ideazione unitaria, valorizzando piuttosto la serialità delle condotte come espressione di proclività del soggetto. Con il ricorso per cassazione si deduceva violazione dell'art. 671 c.p.p. e vizio ex art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p., sostenendo la contiguità temporale dei fatti e l'irrilevanza del profilo concorsuale nella commissione dei medesimi, e lamentando in sostanza che il giudice avesse erroneamente valutato gli elementi risultanti dagli atti.

La decisione

La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che l'ordinanza impugnata fosse fondata su una ratio non scalfita dalle censure: la mancanza di identità della componente soggettiva tra i reati accertati, indice dell'assenza di un medesimo disegno criminoso. Le doglianze sono state considerate meramente fattuali, rivalutative e aspecifiche, perché non si confrontavano con l'effettiva motivazione del provvedimento impugnato. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di euro tremila alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 c.p.p.

    Disciplina il riconoscimento della continuazione in sede esecutiva; la Corte richiama la norma come parametro della domanda e ribadisce che occorre una verifica della preventiva ideazione unitaria, non deducibile da mere contiguità temporali o da una generica serialità criminale.

  • art. 606, comma 1, lett. c), c.p.p.

    È il vizio dedotto dal ricorrente per denunciare la violazione di legge processuale; la Corte osserva che la doglianza, in realtà, si traduce in una contestazione di merito e in una richiesta di rivalutazione del fatto.

  • art. 616 c.p.p.

    È la base per la condanna del ricorrente, in caso di inammissibilità, al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Ai fini del riconoscimento della continuazione in sede esecutiva, non basta la sola contiguità temporale dei reati né la loro appartenenza alla medesima tipologia criminosa: occorre un serio indice di preventiva ideazione unitaria.
  • La mancanza di identità della componente soggettiva tra i fatti accertati può legittimare il diniego della continuazione, perché esclude il medesimo disegno criminoso.
  • In cassazione non sono ammissibili censure che, sotto la veste della violazione di legge, mirino soltanto a una nuova valutazione del materiale probatorio o degli elementi di fatto già esaminati dal giudice di merito o dell'esecuzione.
  • Il ricorso per cassazione deve confrontarsi puntualmente con la ratio decidendi del provvedimento impugnato; se si limita a critiche generiche o aspecifiche, è inammissibile.
  • La declaratoria di inammissibilità comporta la condanna alle spese processuali e, in assenza di cause di esonero, al pagamento della somma in favore della Cassa delle ammende.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContinuazione
RamiProcesso penaleEsecuzione penale
IstitutiContinuazioneOnere della prova

Testo integrale

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