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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20647/2023 del 15/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza che ha confermato la custodia in carcere per plurime accuse: partecipazione all'associazione mafiosa denominata "ndrangheta" (capo 1), usura aggravata (capo 17), tentata estorsione aggravata (capo 19) e truffa aggravata (capo 147). Il ricorrente ha articolato cinque motivi: 1) contestazione della gravità indiziaria per l'usura (sosteneva un ruolo meramente solidale e di raccordo, senza profitto e senza dolo), 2) contestazione del contributo personale alla tentata estorsione (affermazione di mera presenza neutrale), 3) contestazione del concorso nella truffa (sosteneva un ruolo non attivo e di vittima di estorsione da parte di terzi), 4) contestazione dell'affiliazione associativa (negazione di collegamenti significativi con altri sodali) e 5) insufficienza delle esigenze cautelari (anche in relazione al pericolo di recidiva e alla concreta attualità delle esigenze cautelari).

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto i motivi del ricorso generici o volti a rinnovare la valutazione del materiale probatorio e delle intercettazioni, valutazioni non sindacabili in sede di cassazione se non sono specificamente dedotti vizi di diritto. Ha confermato che il Tribunale di Catanzaro aveva fornito una motivazione articolata e congrua sulle singole vicende (descrivendo ruoli e contributi di Perrone nell'usura, nell'estorsione e nella truffa) e che non sono stati indicati elementi idonei a superare la presunzione di cui all'art. 275, comma 3, c.p.p.; di conseguenza il provvedimento cautelare è stato ritenuto fondato. Il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 416 bis.1 cod. pen.

    La Corte ha dato rilievo al fatto che le imputazioni (usura, estorsione, truffa) erano aggravate dalla struttura e dalle modalità riconducibili all'associazione mafiosa ("ndrangheta"); l'interpretazione evincibile dal testo è che la partecipazione al sodalizio e l'aggravante connessa hanno inciso sulla valutazione della gravità indiziaria e sulla conferma della misura cautelare.

  • art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    art. 275, comma 3, cod. proc. pen.

    La Corte ha richiamato la presunzione prevista da tale norma (e la relativa difficoltà a superarla) nel valutare le esigenze cautelari; ha ritenuto che il ricorrente non abbia fornito elementi concreti idonei a superare detta presunzione, giustificando così il mantenimento della custodia cautelare.

Massime di principio

  • In cassazione contro provvedimenti cautelari non è possibile ottenere il riesame dei fatti o una nuova valutazione delle intercettazioni: i motivi devono segnalare vizi di diritto o concrete contraddizioni della motivazione di merito.
  • Le doglianze generiche che affermano una diversa interpretazione delle prove sono inammissibili; è necessario contestare specificamente la logica e la motivazione del provvedimento impugnato.
  • Per superare una misura cautelare confermata in grado di merito occorre fornire elementi concreti e nuovi idonei a superare la presunzione prevista dall'art. 275, comma 3, c.p.p.; mere affermazioni sulla mancanza di pericolo di recidiva o sulla scarsa gravità degli addebiti non bastano.
  • Quando il giudice di merito descrive in maniera dettagliata ruoli, contributi concorsuali e dinamiche investigative, il sindacato in Cassazione sarà limitato ai profili di diritto e alla completezza logico-giuridica della motivazione.
  • Le accuse aggravate dall'affiliazione a un'associazione mafiosa comportano un più elevato grado di gravità indiziaria e rendono più difficoltosa la revoca o la mitigazione delle misure cautelari se non si indicano elementi rilevanti a discarico.
  • Se si contesta la mancanza di un ruolo attivo (es. mera presenza), la difesa deve indicare elementi probatori specifici che dimostrino l'assenza di contributi materiali o volitivi al reato, non limitandosi a dichiarazioni generiche.

Testo integrale

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