Cassazione Penale, Ordinanza n. 35049/2026 del 30/09/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorso è proposto dall’imputato contro la decisione della Corte d’appello di Ancona, che aveva confermato la decisione di primo grado e l’affermazione di responsabilità per truffa tentata. Con il primo e il secondo motivo il ricorrente deduceva vizi di motivazione e violazione di legge in relazione alla responsabilità e alla prova del reato, chiedendo in sostanza una rivalutazione delle risultanze probatorie. La motivazione di merito aveva valorizzato la compatibilità delle lesioni con la ricostruzione del sinistro come simulato, le riprese delle telecamere precedenti e successive e il fatto che i protagonisti si conoscessero, quale indicazione di una pregressa pianificazione.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto che i primi due motivi reiterassero doglianze già esaminate in appello e mirassero a ottenere una rivalutazione del materiale probatorio, non consentita in sede di legittimità in presenza di una doppia decisione conforme. Ha inoltre rilevato che il ricorrente non aveva individuato specifici travisamenti di emergenze processuali e che i giudici di merito avevano esposto, con motivazione immune dai vizi denunciati, le ragioni della responsabilità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
Massime di principio
- In presenza di una doppia decisione conforme, sono inammissibili le censure che, sotto forma di deduzione di vizi di motivazione o di violazione di legge, mirano sostanzialmente a ottenere dalla Corte di cassazione una nuova valutazione delle risultanze probatorie già apprezzate dai giudici di merito.
- La doglianza di travisamento della prova deve individuare specificamente l’emergenza processuale travisata; la mera reiterazione delle contestazioni già sottoposte al giudice d’appello non consente il sindacato di legittimità, quando la decisione di merito abbia fornito una motivazione coerente sulle prove valorizzate.
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