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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 14980/2022 del 19/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Tribunale del riesame di Foggia che aveva annullato il decreto di sequestro probatorio emesso il 30/09/2021. Il Tribunale di merito aveva ritenuto che il decreto fosse carente perché non specificava le condotte attribuite a Recchioni e quindi mancherebbero il fumus commissi delicti e le esigenze probatorie specifiche poste a fondamento del sequestro. Il ricorso per cassazione deduceva violazione di norme processuali (tra cui l'art. 253 c.p.p.) e sosteneva che per la legittimità del sequestro probatorio sia sufficiente l'indicazione che gli oggetti siano pertinenti al reato, con la descrizione essenziale del reato (tempo, luogo, fatto) e il richiamo agli atti della polizia giudiziaria, senza obbligo di dettagliare la condotta attribuita al singolo indagato.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore. Ha ritenuto che il Tribunale del riesame abbia errato nel richiedere la specificazione delle condotte attribuite al singolo indagato (confondendo il fumus commissi delicti con il fumus del concorso). La Corte ha richiamato la giurisprudenza consolidata secondo cui, in sede di riesame, il giudice deve verificare l'astratta configurabilità del reato sulla base della congruità degli elementi rappresentati dal pubblico ministero, senza sindacare fattualmente le risultanze investigative. Ha inoltre ritenuto adeguata la motivazione del decreto di sequestro (che indicava la finalità probatoria e la natura degli elementi da acquisire) e ha riconosciuto il nesso di pertinenzialità tra i beni sequestrati e le ipotesi di reato (associazione e reati fiscali) alla luce della posizione del Recchioni quale legale rappresentante di una società in rapporti con "società cartiere". Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rimesso la causa al Tribunale di Foggia per nuovo esame.

Norme richiamate

  • art. 324 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per la composizione del Tribunale in sede di riesame; utilizzata per giustificare la legittimità del procedimento di riesame.

  • art. 23 d.l. 28 ottobre 2020, n. 137

    Richiamato in relazione alla requisitoria del Pubblico Ministero redatta ai sensi di tale disposizione (regime procedurale transitorio per atti del PM).

  • art. 606, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Fondamento del ricorso in cassazione per violazione di legge nella motivazione del provvedimento impugnato.

  • art. 253, comma 1, cod. proc. pen.

    Norma sul sequestro probatorio: la Corte interpreta i requisiti di motivazione e di pertinenzialità richiesti per il decreto di sequestro, richiamando la sufficienza di una motivazione essenziale che indichi reato, estremi essenziali di tempo, luogo e fatto e le esigenze probatorie.

  • art. 178, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Richiamata nella discussione sulla nullità formale: la Corte osserva che la mancata specificazione del capo di imputazione provvisorio non integra automaticamente la nullità prevista da tale norma.

  • artt. 365, comma 1 e 369, comma 1 cod. proc. pen.

    Lettura congiunta rilevata nel ricorso: art. 369 richiede l'indicazione della norma violata, del luogo e dell'epoca; la Corte sottolinea che questi elementi, unitamente agli atti della P.G., sono sufficienti per accertare la pertinenzialità e le esigenze probatorie senza dover descrivere la condotta del singolo.

  • art. 416 cod. pen.

    Articolo relativo all'associazione per delinquere: è una delle fattispecie astrattamente ipotizzate e valutate come astrattamente configurabili alla luce degli elementi rappresentati.

  • art. 648-ter cod. pen.

    Articolo richiamato tra le ipotesi di reato contestate (connesso ai meccanismi fraudolenti); la Corte valuta la pertinenzialità degli atti e dei documenti sequestrati in relazione a tali fattispecie.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato quale norma sul concorso nel reato; la Corte distingue tuttavia tra la verifica dell'astratta configurabilità del reato e la verifica del contributo soggettivo del singolo indagato.

  • d.lgs. n. 74 del 2000, artt. 3 e 8

    Norme del decreto sulle fattispecie fiscali (contestazioni in materia di IVA/tax); utilizzate per definire il titolo del reato per cui è stato disposto il sequestro probatorio.

Massime di principio

  • In sede di riesame del sequestro probatorio il Tribunale deve valutare l'astratta configurabilità del reato sulla base della congruità degli elementi rappresentati dal pubblico ministero, senza sindacare i fatti in modo estensivo.
  • Non è necessario che il decreto di sequestro contenga la specificazione dettagliata della condotta attribuita al singolo indagato; è sufficiente che emergano il titolo del reato e gli estremi essenziali (norma violata, tempo, luogo, fatto) e la pertinenzialità degli oggetti al reato.
  • Il giudice del riesame non deve confondere il fumus commissi delicti con il fumus del concorso: il primo riguarda la configurabilità astratta del reato, il secondo l'accertamento del contributo soggettivo del singolo indagato.
  • La motivazione del decreto di sequestro deve esplicitare, anche in modo conciso, la finalità probatoria e la relazione di immediatezza tra i beni sequestrati e l'indagine; formule sintetiche sono ammesse se il nesso e le esigenze probatorie risultano comunque comprensibili.
  • Quando esiste una congrua rappresentazione degli elementi indiziari e un chiaro nesso di pertinenzialità tra i beni oggetto del sequestro e le ipotesi di reato, il provvedimento di sequestro è legittimo anche in assenza di una dettagliata indicazione delle condotte attribuite al singolo indagato.
  • Se il Tribunale del riesame sbaglia la valutazione (ad es. richiedendo specificazioni non necessarie), la Corte di cassazione può annullare e rinviare per un nuovo esame.

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