Cassazione Penale, Sentenza n. 38205/2022 del 11/10/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza che aveva rigettato la richiesta di riesame contro il decreto di sequestro preventivo di denaro e titoli (ipotesi di reati: usura e estorsione). Il ricorrente deduceva violazione di legge (art. 606 co.1 lett. b) c.p.p.) e richiamava l'art. 240-bis c.p. sostenendo la sussistenza dei presupposti per la "confisca allargata". Contestava inoltre che il Tribunale non avrebbe tenuto conto di tutte le entrate lecite (retribuzione da dipendente ASL, riscossione canoni di locazione, TFR del coniuge deceduto, smobilizzo e dividendi) e quindi non avrebbe valutato correttamente la proporzione fra entrate lecite e patrimonio/uscite. In secondo luogo deduceva che il Tribunale si sarebbe sostituito al GIP nell'articolazione delle ragioni a sostegno della misura e che non vi sarebbe proporzione tra risorse dichiarate e patrimonio sequestrato.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ritenuto che il ricorso per cassazione contro ordinanze in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi della motivazione così radicali da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice. Nel caso di specie l'ordinanza impugnata è risultata motivata, coerente e completa: il Tribunale di riesame ha valutato le singole voci di accumulo (TFR della moglie pari a circa 36.000 euro; mancata prova di redditi significativi dalla presunta attività di meccanico; scarsa redditività degli immobili; liquidazioni da sinistri inferiori a 20.000 euro; bassi interessi da investimenti) e ha ritenuto non provata la proporzione tra entrate lecite e patrimonio. Per tali ragioni il ricorso è inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., al versamento di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende per responsabilità nella proposizione del ricorso.
Norme richiamate
art. 606 co.1 lett. b) c.p.p.
Limita il sindacato della Cassazione sulle ordinanze di sequestro: il ricorso è ammesso per violazione di legge; la Corte richiede error in iudicando/in procedendo o vizi motivazionali così gravi da rendere incomprensibile l'itinerario logico del giudice
art. 240-bis c.p.
Norma sulla confisca allargata; il ricorrente invocava la sua applicazione ma non è stata dimostrata la sussistenza dei presupposti probatori che giustificassero la misura patrimoniale estesa
art. 616 c.p.p.
Consente la condanna al pagamento di una somma in favore della cassa delle ammende quando il ricorso è manifestamente infondato o vi sono profili di colpa nella proposizione del ricorso; qui è stata applicata per l'irrogazione di €3.000
D.L. n. 137/2020, art. 23 co. 8
Previsione procedurale richiamata in relazione al giudizio trattato con contraddittorio scritto (modalità del procedimento davanti alla Corte)
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. U, sent. n. 25932/2008 e Sez. 2, sent. n. 18951/2017)
Richiamate per il principio secondo cui il ricorso in materia di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali radicali; confermano l'interpretazione restrittiva del sindacato di legittimità sulle ordinanze cautelari reali
Massime di principio
- Il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è consentito solo per specifiche violazioni di legge o per vizi motivazionali tali da rendere incomprensibile la decisione: non è un mezzo ordinario per riesaminare i fatti o rivalutare le prove
- Per contrastare un sequestro patrimoniale occorre documentare in modo concreto e quantificato le fonti lecite di reddito/risparmio: mera allegazione generica di entrate non è sufficiente
- La prova di consistenti proventi leciti (es. TFR, indennizzi, redditi d'impresa o da locazione) deve essere adeguatamente documentata e circostanziata nel tempo per dimostrare la proporzionalità tra patrimonio e redditi
- La confisca allargata (art. 240-bis c.p.) richiede accertamenti specifici e non può essere invocata o esclusa sulla base di deduzioni generiche; bisogna produrre elementi precisi che colleghino i beni a condotte illecite o alla sproporzione rispetto ai redditi leciti
- Chi propone ricorso infondato o poco diligente rischia non solo il rigetto ma anche condanne alle spese e sanzioni economiche (cassa delle ammende) per colpa nella proposizione del ricorso
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