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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43648/2022 del 17/11/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Le ricorrenti chiedevano la revoca ex tunc del decreto di confisca definitivo emesso in danno del loro congiunto, deducendo il vizio originario per difetto della correlazione temporale tra la manifestazione della pericolosità sociale (indicata nel provvedimento tra il 1983 e il 1993) e gli acquisti patrimoniali oggetto di confisca (avvenuti tra il 1968 e il 1979). Hanno invocato il mutamento dell'orientamento giurisprudenziale (Sezioni unite 2014, Spinelli) che limita l'ablazione ai beni acquistati nel periodo di manifestazione della pericolosità e hanno sostenuto che il principio di legalità/"tassatività" dell'art. 7 CEDU impone di tenere conto di tale mutamento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il mutamento giurisprudenziale non è idoneo a intaccare il giudicato formato su provvedimenti definitivi di confisca; ha inoltre escluso la rilevanza dell'art. 7 CEDU nel campo delle misure di prevenzione, richiamando la giurisprudenza della Corte EDU. Conseguentemente il ricorso è stato respinto e le ricorrenti sono condannate al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di euro 3.000,00 ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 125 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ricorso come norma rilevante per la materia dei provvedimenti ablativi; la Corte non ha ritenuto che il richiamo al mutamento giurisprudenziale potesse travolgere il giudicato su un provvedimento definitivo

  • art. 606 lett. b) cod. proc. pen.

    Indicata come criterio di ammissibilità/motivazione del ricorso per cassazione; la Corte ha ritenuto il motivo manifestamente infondato ai sensi del controllo di legittimità

  • art. 2-ter legge n. 575/1965

    Norma di riferimento per le misure di prevenzione (confisca in relazione alla pericolosità sociale). Le ricorrenti hanno invocato l'interpretazione giurisprudenziale che richiede correlazione temporale tra acquisizioni patrimoniali e manifestazione della pericolosità

  • art. 7 CEDU

    Le ricorrenti hanno invocato il principio di legalità/tassatività; la Corte ha escluso la violazione perché l'art. 7, per la sua formulazione e secondo la giurisprudenza della Corte EDU, si applica ai reati e alle pene e non alle misure di prevenzione

  • giurisprudenza delle Sezioni Unite (es. Sez. U, n. 4880/2014, Spinelli) e altre pronunce di legittimità

    Richiamata dalle parti per sostenere il principio della necessaria correlazione temporale tra pericolosità e acquisizioni; la Cassazione ha però escluso che un mutamento giurisprudenziale successivo possa rimuovere il giudicato formato su provvedimenti definitivi di confisca

Massime di principio

  • Il mutamento dell'orientamento giurisprudenziale non è, di per sé, base idonea a rimettere in discussione provvedimenti di confisca divenuti definitivi: il giudicato conserva efficacia anche se la successiva giurisprudenza cambia orientamento
  • L'art. 7 CEDU (principio di legalità/tassatività) si applica alla normativa penale e non alle misure di prevenzione; quindi argomenti fondati esclusivamente su tale principio sono di limitata efficacia in materia di misure di prevenzione
  • Per ottenere la revoca di una confisca definitiva occorrono profili che incidano sul giudicato stesso (vizi assoluti e riconosciuti dall'ordinamento idonei a rimuovere il giudicato), non il mero mutamento di interpretazione giurisprudenziale
  • Sotto il profilo sostanziale, l'attuale orientamento giurisprudenziale richiede una correlazione temporale tra la manifestazione della pericolosità e gli acquisti per giustificare l'ablazione; tuttavia, tale principio opera prevalentemente per decisioni non ancora divenute irrevocabili
  • In situazioni analoghe è opportuno valutare tempestivamente le impugnazioni e, se possibile, proporre rimedi idonei prima che il provvedimento diventi definitivo; ove il provvedimento sia già definitivo, valutare l'esistenza di censure che possano effettivamente incidere sul giudicato (es. vizio procedurale o di costituzionalità) anziché basarsi solo su mutamenti interpretativi

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