Sentenza n. 5381/2026 - Roma, Sezione 5B
per l’annullamento del decreto del Ministero dell’Interno n. K10/-OMISSIS- adottato in data 09.09.2024, con il quale è stata respinta la domanda di concessione della cittadinanza italiana presentata dalla ricorrente in data 29.01.2020, ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego di concessione della cittadinanza italiana adottato sulla domanda presentata ai sensi dell’art. 9, comma 1, lett. f), della legge n. 91/1992
Esito
Favorevole al ricorrente (richiedente cittadinanza)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha impugnato il decreto ministeriale che aveva respinto la sua domanda di cittadinanza italiana, deducendo violazione di legge, eccesso di potere, carenza di motivazione, difetto dei presupposti, violazione dei principi di ragionevolezza e proporzionalità. Il diniego si fondava su due presunte condanne penali del marito per furti commessi nel 2013 e nel 2015. La ricorrente ha sostenuto che le condanne indicate erano in realtà riferibili a un’unica condanna, corretta per errore nei dati anagrafici, e che su di essa era intervenuta riabilitazione il 30 settembre 2021, prima dell’adozione del diniego. Ha inoltre lamentato l’assenza di una valutazione complessiva della propria situazione personale e familiare, del lungo periodo di regolare residenza in Italia e dell’incidenza concreta delle vicende del coniuge sulla propria integrazione e affidabilità. Ha dedotto anche che l’Amministrazione non avrebbe considerato adeguatamente le osservazioni presentate in risposta al preavviso di diniego. Nel corso del giudizio, a seguito di ordinanza interlocutoria, il Ministero ha riferito che il provvedimento si fondava sul rapporto informativo della Questura e ha evidenziato il tardivo riscontro della ricorrente al preavviso di diniego.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego. Il Collegio ha accertato, sulla base della documentazione acquisita a seguito dell’interlocuzione istruttoria, che l’Amministrazione aveva erroneamente rappresentato a carico del marito della ricorrente due distinti reati di furto, mentre risultava una sola condanna, sulla quale era intervenuta riabilitazione circa tre anni prima dell’adozione del provvedimento. Tale erronea ricostruzione dei fatti ha determinato un conclamato difetto di istruttoria e di motivazione, poiché il diniego si fondava su una rappresentazione parzialmente sconfessata dagli atti. L’annullamento non comporta il riconoscimento automatico della cittadinanza: l’Amministrazione conserva il potere-dovere di rivalutare la posizione complessiva della richiedente e del suo nucleo familiare alla luce di tutte le circostanze concrete. Le spese sono state compensate, anche considerando il concorso colposo della ricorrente per il tardivo riscontro al preavviso di diniego.
Norme richiamate
art. 9, comma 1, lett. f), l. 91/1992
La domanda di concessione della cittadinanza italiana è stata presentata ai sensi di tale disposizione; il provvedimento è stato annullato perché il diniego si fondava su un’erronea ricostruzione delle circostanze penali riferite al coniuge.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Richiamato quale presupposto per l’oscuramento delle generalità della parte interessata.
artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamati, insieme all’art. 52 del d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.
Massime di principio
- Il diniego di concessione della cittadinanza fondato su precedenti penali riferiti al coniuge è illegittimo quando l’Amministrazione ricostruisce erroneamente il numero o la natura delle condanne e tale errore incide sulla valutazione della posizione della richiedente.
- Nell’esercizio del potere valutativo in materia di cittadinanza, l’Amministrazione deve verificare in modo completo e attuale i fatti posti a fondamento del diniego, considerando anche gli eventi sopravvenuti o intervenuti anteriormente alla decisione, come la riabilitazione del familiare cui si riferiscono i precedenti penali.
- Un provvedimento di diniego è viziato per difetto di istruttoria e di motivazione quando si fonda su una rappresentazione dei fatti smentita dagli atti e non consente di comprendere la concreta incidenza degli elementi valorizzati sulla posizione complessiva dell’istante e del suo nucleo familiare.
- L’annullamento del diniego di cittadinanza per erronea istruttoria non attribuisce direttamente lo status richiesto, ma impone all’Amministrazione una nuova valutazione complessiva della posizione dell’interessato e del nucleo familiare.
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