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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 42483/2023 del 18/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la condanna per il reato previsto dall'art. 1161 cod. nav. relativa all'occupazione di aree del demanio marittimo in relazione al locale "La Paillote" gestito dalla società Cor.Sa s.r.l. La contestazione riguardava l'apposizione di manufatti in ferro delimitativi, la realizzazione di scalini in pietra e di un terrazzamento con piantumazioni senza concessione. In appello la difesa aveva denunciato un'erronea ricostruzione dei fatti da parte del giudice di merito, sostenendo che il giudice avrebbe valorizzato esclusivamente le dichiarazioni del capitano di fregata Di Maio e omesso di considerare le dichiarazioni difensive e i documenti prodotti (in particolare un contratto di affitto di ramo d'azienda che attestava la gestione del locale da parte di altra società in parte del periodo), contestando così l'attribuzione degli interventi e l'effettivo impedimento dell'uso pubblico della spiaggia.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha rilevato che la sentenza impugnata prevedeva la condanna al solo pagamento di ammenda, tipologia di provvedimento non impugnabile in appello, e che il gravame presentato doveva essere ricondotto a ricorso per cassazione, risultando però manifestamente inammissibile. La Corte ha motivato che il fatto contestato è reato permanente: l'occupazione non autorizzata del demanio marittimo mediante opere rimane tali finché perdura la situazione materiale. Pertanto, anche se le opere fossero state eseguite da un diverso gestore in un certo periodo, rilevante è che i manufatti risultassero ancora presenti al momento dell'accertamento (14 febbraio 2018), sicché la responsabilità penale del Merella, in qualità di legale rappresentante della Cor.Sa s.r.l., permaneva. Le censure relative a presunte errate valutazioni probatorie attengono al merito e sono quindi non sindacabili in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e alla somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 1161 cod. nav.

    Il delitto riguarda l'occupazione del demanio marittimo senza titolo autorizzativo. La Corte interpreta la fattispecie come reato permanente: rileva la presenza delle opere e l'interclusione dell'area al momento dell'accertamento come fatto costitutivo del reato.

  • regole sull'impugnabilità delle sentenze che prevedono la sola ammenda (principio processuale richiamato dalla Corte)

    La Corte sottolinea che una sentenza che dispone esclusivamente ammenda può essere non impugnabile in appello e che il gravame così proposto deve essere ricondotto a ricorso per cassazione; tuttavia la Cassazione non è competente a rivedere apprezzamenti di merito e può dichiarare inammissibile il ricorso che censuri solo valutazioni fattuali.

Massime di principio

  • Il reato consistente in occupazione non autorizzata di demanio marittimo è di natura permanente: la responsabilità sussiste finché l'occupazione e i manufatti permangono, indipendentemente da chi materialmente li abbia realizzati in passato.
  • La responsabilità penale del legale rappresentante della società può radicarsi sulla perdurante disponibilità/occupazione dell'area da parte della società, anche se la gestione temporanea è stata affidata ad altro soggetto in un periodo precedente.
  • In sede di Cassazione non sono riesaminabili questioni di fatto e valutazioni probatorie; i motivi che contestano l'apprezzamento delle prove dal giudice di merito sono in genere inammissibili se non vengono dedotti profili di diritto.
  • Se l'imputazione riguarda un reato permanente, la difesa deve provare la cessazione dell'occupazione prima dell'accertamento o la presenza di un titolo autorizzativo; altrimenti la mera contestazione su chi abbia effettuato gli interventi è insufficiente.
  • Prima di proporre impugnazioni successive, è utile verificare la impugnabilità del provvedimento (es. sentenze con sola ammenda), perché una impugnazione in forma inidonea può essere dichiarata inammissibile e comportare condanne alle spese.
  • In casi simili la difesa dovrebbe documentare tempestivamente lo stato dei luoghi (prove fotografiche datate, attestazioni di rimozione, concessioni o autorizzazioni), e concentrare i motivi di doglianza su questioni di diritto e vizi procedurali rilevabili in sede di legittimità.

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