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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 4622/2024 del 01/02/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Abate impugna la confisca di 1.080 euro sequestrati in occasione del ritrovamento di 208 grammi di cocaina, deducendo violazione di legge e vizio di motivazione. La difesa aveva richiesto la restituzione del denaro, anche con il consenso del Pubblico ministero; il ricorrente sostiene che non sussista il necessario nesso tra la somma e il reato di mera detenzione per fini di spaccio, per cui la confisca sarebbe illegittima.

La decisione

La Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca del denaro. Ha ritenuto che la confisca poteva essere disposta solo se sussistessero le condizioni previste dall'art. 240-bis c.p., richiamato dall'art. 85-bis del d.P.R. n. 309/1990, e che nel caso concreto non è stato dimostrato il nesso necessario tra la somma e il reato di mera detenzione per cui l'imputato è risultato responsabile. Pertanto la Corte ha annullato la parte della sentenza relativa alla confisca e ha disposto la trasmissione degli atti al Tribunale di Benevento per nuovo giudizio; le altre statuizioni penali restano impregiudicate.

Norme richiamate

  • art. 240-bis c.p.

    La Corte individua in questa norma il presidio per la confisca del denaro quale provento del reato; la confisca è ammessa solo se risulta il rapporto di provenienza tra la somma e l'attività criminale secondo i presupposti della norma.

  • art. 85-bis d.P.R. n. 309/1990

    Opera un rinvio alla disciplina del codice penale (art. 240-bis) per i reati relativi agli stupefacenti; per il reato di mera detenzione limita l'operatività di altre forme di confisca previste per ipotesi diverse (es. cessione).

  • art. 240 c.p.

    Norma generale sulla confisca nel codice penale: la Corte osserva che, per il caso di mera detenzione di stupefacenti, la confisca non può essere disposta alla stregua di questa norma in presenza del rinvio di cui all'art. 85-bis DPR 309/1990.

  • art. 73, comma 7-bis, d.P.R. n. 309/1990

    Prevede forme di confisca specifiche per l'ipotesi di cessione di sostanze stupefacenti; la Corte precisa che tale disposizione non è applicabile al caso di mera detenzione e quindi non può giustificare la confisca del denaro quando manca il nesso con l'attività di spaccio.

Massime di principio

  • La confisca del denaro sequestrato in vicende di stupefacenti richiede la prova del nesso tra la somma e l'attività delittuosa: non è automatica se manca dimostrazione che il denaro sia provento del reato.
  • Per il reato di mera detenzione la normativa speciale (art. 85-bis DPR 309/1990 rinviando all'art. 240-bis c.p.) limita la possibilità di confisca rispetto alle ipotesi di cessione; il giudice deve verificare espressamente le condizioni previste dall'art. 240-bis.
  • L'onere di provare che il denaro derivi dall'attività illecita grava sull'accusa: in difetto di elementi che colleghino la somma al reato, la confisca è illegittima.
  • Se la difesa chiede la restituzione del denaro e il Pubblico Ministero è concorde, il giudice deve motivare in maniera adeguata l'eventuale rifiuto; la mera affermazione della provenienza del denaro senza elementi non è sufficiente.
  • In presenza di carenze probatorie o di motivazione, la corte di legittimità può annullare la misura ablativa limitatamente alla confisca e rinviare al giudice di merito per nuovo esame.
  • Prassi consigliata per chi si trova in situazione analoga: documentare la provenienza lecita del denaro, chiedere espressamente la restituzione e sollecitare che il giudice motivi il collegamento tra somma e reato se l'accusa sostiene il contrario.

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