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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 45864/2022 del 02/12/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Trieste in relazione al reato presupposto (art. 316-ter c.p.), contestando che: a) i costi inseriti nel rendiconto fossero spese effettive e documentate e non falsità o attestazioni non veritiere; b) la qualificazione di diverse voci come "spese ordinarie" anziché inerenti al progetto sia errata e mancasse di adeguata motivazione; c) fosse assente l'elemento soggettivo del reato dato che il rendiconto era stato predisposto da un consulente esterno incaricato dallo stesso Lucchese.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per motivi generici e meramente confutativi, ritenendo che i ricorrenti non abbiano indicato elementi idonei a giustificare una pronuncia assolutoria ai sensi dell'art.129 cod. proc. pen. La ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito (Tribunale di Udine e Corte d'appello di Trieste) è stata ritenuta adeguatamente motivata: molte voci di spesa erano giudicate non "inerenti" al progetto (per le ragioni esplicitate rispetto agli artt.10, 12 e 13 del regolamento regionale) e la responsabilità sostanziale del Lucchese è stata confermata in ragione della sua posizione apicale e della sottoscrizione del rendiconto. In precedenza la Corte d'appello aveva comunque dichiarato il reato di Pietro Lucchese estinto per prescrizione; la responsabilità amministrativa dell'ente (Gruppo R.E.M./G.R. Immobiliare s.r.l.) ai sensi del d.lgs. n.231/2001 era stata confermata con obbligo di pagamento di 200 quote da euro 300 ciascuna, sanzione interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e confisca fino a euro 125.327,42. La Cassazione ha inoltre condannato i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 316-ter cod. pen.

    Norma che disciplina le falsità nella rendicontazione con riferimento a finanziamenti; i giudici di merito hanno ritenuto che l'inserimento di costi non inerenti potesse integrare la fattispecie attribuita al Lucchese, salve le valutazioni sulla prescrizione

  • art. 24 d.lgs. n.231/2001

    Norma sulla responsabilità amministrativa degli enti: la società è stata ritenuta responsabile dell'illecito amministrativo indipendentemente dalla prescrizione del reato proprio del rappresentante

  • artt. 10, 12 e 13 del Regolamento di attuazione della Legge regionale n.4/2005 (D.P.Reg. n.318/2005 poi n.0354/Pres. 2008)

    Criteri di ammissibilità delle spese al finanziamento regionale: art.10 (esclude spese ordinarie), art.12 (consulenze esterne ammissibili solo se avviate dopo la domanda), art.13 (ammissibilità delle spese di personale solo se impiegato nel progetto). I giudici di merito hanno ritenuto che le voci contestate violassero tali disposizioni

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Prevede l'assoluzione quando il fatto non sussiste, non costituisce reato o l'imputato non lo ha commesso; la Cassazione sottolinea che tale assoluzione è possibile solo se le circostanze sono "ictu oculi" e non soggette a possibile approfondimento

  • art. 23, comma 8, d.l. 28/10/2020 n.137 e art.7 d.l. 23/7/2021 n.105

    Disposizioni procedurali che hanno consentito la trattazione scritta del procedimento in Cassazione quando non è stata richiesta discussione orale

  • Corte cost. n.186/2000

    Giurisprudenza richiamata per affermare che la condanna alle spese è dovuta anche se il ricorso non è manifestamente infondato ma inammissibile per carenze nella determinazione della causa

  • Sez. U, n. 35490 del 28/05/2009 (Tettamanti)

    Principio secondo cui l'assoluzione ai sensi dell'art.129, comma 2, richiede che la mancanza del fatto o la non riconducibilità all'imputato emerga dagli atti in modo assolutamente non contestabile

Massime di principio

  • In Cassazione non si possono riproporre in modo generico i medesimi motivi di fatto già valutati in grado di merito: i ricorsi devono essere specifici e indicare elementi che giustifichino una pronuncia assolutoria ai sensi dell'art.129 c.p.p.
  • La qualificazione della spesa come "inerente" o "ordinaria" al progetto finanziato dipende da criteri regolamentari chiari (es. avvio del servizio dopo la domanda, destinazione specifica al progetto, personale impiegato esclusivamente nel progetto): l'assenza di documentazione probante o la continuità del rapporto precedente può far ritenere la spesa non ammissibile
  • La firma e la sottoscrizione del rendiconto da parte dell'amministratore apicale comportano un obbligo di controllo; la delega a un consulente non automatizza l'esonero da responsabilità se l'organo apicale non ha svolto verifiche adeguate
  • L'eventuale estinzione del reato per prescrizione non impedisce l'applicazione della responsabilità amministrativa dell'ente ai sensi del d.lgs.231/2001: le due sferesono autonome
  • Per ottenere l'assoluzione sulla base dell'art.129 c.p.p. è necessario dimostrare in modo incontrovertibile, dagli atti, l'insussistenza del fatto o l'assenza della sua riconducibilità all'imputato; mere contestazioni probatorie o richieste di diversa valutazione dei fatti non sono sufficienti
  • In sede di rendicontazione di progetti finanziati è essenziale: documentare l'avvio temporale delle prestazioni (per consulenze), specificare incarichi distinti e relativi compiti per il progetto, conservare prove che dimostrino la correlazione diretta delle giornate/personale al progetto e classificare correttamente le voci di spesa per evitare contestazioni di inerenza

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