Cassazione Civile, Ordinanza n. 19321/2025 del 14/07/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (amministrazione finanziaria)
La controversia
La contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento emessa dall'Agenzia delle entrate in relazione ad avvisi di accertamento IRPEF per gli anni 2010, 2011 e 2012, derivanti a loro volta da un accertamento eseguito a seguito di PVC nei confronti di una società in accomandita semplice poi cancellata dal registro delle imprese prima della notifica del PVC. La ricorrente sosteneva, da un lato, che il giudizio avrebbe dovuto essere sospeso in attesa della definizione del contenzioso relativo all'atto presupposto societario; dall'altro, invocava l'efficacia del giudicato esterno formatosi su una sentenza della CTP che aveva annullato il PVC e l'avviso di accertamento societario, deducendo che tale decisione rendesse radicalmente nulli gli atti conseguenti anche nei suoi confronti.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Il primo motivo è stato dichiarato inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, poiché il giudizio presupposto risultava definito nella stessa data della decisione di legittimità, facendo venir meno la prospettata esigenza di sospensione per pregiudizialità. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato perché la sentenza invocata come giudicato esterno risolveva una questione di diritto sulla possibilità per la società estinta di essere sottoposta ad accertamento fiscale, e non una questione di fatto; inoltre, il giudicato non si estende automaticamente a periodi d'imposta diversi da quello oggetto della sentenza richiamata. La ricorrente è stata condannata alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 360 c.p.c.
primo comma, numero 4; numero 3
viene richiamato come base dei motivi di ricorso per nullità processuale e per violazione di legge
art. 295 c.p.c.
la sospensione necessaria non è obbligatoria se il rapporto di pregiudizialità non è attuale e la causa pregiudicante non è pendente
art. 337, secondo comma, c.p.c.
la sospensione può essere disposta in via facoltativa quando il giudizio pregiudicante è ancora pendente
art. 297 c.p.c.
se il processo è sospeso, può essere proposta istanza di prosecuzione
art. 336, secondo comma, c.p.c.
si applica in caso di sopravvenuto conflitto tra giudicati
art. 363, terzo comma, c.p.c.
il principio sulla sospensione è enunciato nell'interesse della legge
art. 324 c.p.c.
richiamato dalla ricorrente in tema di giudicato
art. 2909 c.c.
richiamato dalla ricorrente a fondamento dell'efficacia del giudicato
art. 2495 c.c.
richiamato dalla ricorrente in relazione agli effetti della cancellazione della società
art. 39 d.lgs. 546/1992
richiamato dalla ricorrente in tema di sospensione nel processo tributario
art. 2945 c.c.
richiamato dalla ricorrente in tema di effetti interruttivi e decorrenza dei termini
art. 29 d.l. 78/2010
richiamato dalla ricorrente come norma da cui deriverebbe la censura processuale
art. 9, comma 1, lett. o), d.l. 156/2015
richiamato dalla ricorrente nel complesso delle censure sulla sospensione e sul coordinamento tra giudizi
art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002
richiamato per il raddoppio del contributo unificato in caso di rigetto del ricorso
Massime di principio
- La sospensione del giudizio per pregiudizialità non è dovuta in modo automatico: è necessaria solo quando la causa pregiudicante sia concretamente e attualmente pendente e la sospensione sia imposta da una specifica previsione normativa; in mancanza, l'eventuale sospensione ha natura facoltativa.
- Chi deduce in cassazione la mancata sospensione per pregiudizialità deve dimostrare che il giudizio pregiudicante era ancora pendente e lo sarebbe rimasto fino alla decisione, altrimenti difetta l'interesse attuale all'impugnazione.
- Il giudicato esterno preclude la riproposizione di questioni identiche tra le stesse parti, ma opera nei limiti dell'accertamento di fatti già definiti, non delle conseguenze giuridiche tratte da tali fatti.
- L'efficacia estensiva del giudicato non si applica automaticamente a periodi d'imposta diversi da quello oggetto della decisione richiamata, specie quando la precedente pronuncia abbia risolto una questione di diritto e non un accertamento fattuale coperto da preclusione.
- In tema di impugnazioni fiscali contro atti derivati, l'annullamento dell'atto presupposto in un diverso giudizio non determina di per sé la caducazione automatica di ogni ulteriore atto per annualità o posizioni non coincidenti, se non ricorrono i presupposti del giudicato rilevante.
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