Cassazione Civile, Ordinanza n. 37714/2021 del 01/12/2021
Sintesi
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Favorevole al resistente (società)
La controversia
L'ente locale aveva ingiunto alla società il pagamento di una sanzione pecuniaria per avere concesso in locazione alcuni immobili realizzati su un suolo oggetto di assegnazione formale. La società aveva impugnato l'ordinanza davanti al giudice amministrativo, che aveva declinato la giurisdizione; la causa era poi stata riassunta davanti al giudice ordinario, che aveva annullato il provvedimento, decisione confermata in appello. Nel ricorso per cassazione il Comune ha dedotto, da un lato, la tardività/inammissibilità dell'opposizione, sostenendo che, nel giudizio davanti al giudice erroneamente adito, non bastasse la sola notifica del ricorso ma fosse necessario anche il deposito entro il termine di decadenza di trenta giorni previsto per l'opposizione ex L. 689/1981; dall'altro, ha contestato nel merito l'interpretazione delle norme provinciali sull'assegnazione formale dei suoli, assumendo che l'art. 46 L.P. 13/1997 non derogasse al divieto di costituire diritti in favore di terzi previsto dall'art. 47 bis L.P., e che tale divieto gravasse comunque sull'assegnatario anche in presenza della convenzione urbanistica.
La decisione
La Corte di cassazione ha respinto il primo motivo, affermando che, nella translatio iudicii dal giudice amministrativo al giudice ordinario, ciò che rileva per evitare la decadenza è la tempestiva proposizione del ricorso davanti al giudice inizialmente adito, secondo le forme proprie di quel rito; non è invece necessario che, nel giudizio a quo, sia rispettata la disciplina di deposito propria del diverso rito davanti al giudice munito di giurisdizione. Ha poi respinto congiuntamente il secondo e il terzo motivo, ritenendo corretta la lettura delle norme provinciali fatta dalla Corte territoriale: per l'assegnazione formale in questione la disciplina vigente imponeva soltanto l'annotazione del vincolo di destinazione d'uso per insediamenti produttivi, mentre il divieto di cessione di diritti reali non risultava operante in modo assoluto, anche per la previsione convenzionale e per le eccezioni/autorizzazioni consentite dalla stessa normativa. È stato quindi confermato l'annullamento della sanzione e il ricorso è stato integralmente rigettato, con condanna del Comune alle spese e all'ulteriore contributo unificato.
Norme richiamate
art. 59 L. 69/2009
Norma generale sulla translatio iudicii: consente la conservazione degli effetti sostanziali e processuali della domanda, ma non consente di eludere termini di decadenza; la domanda deve essere tempestivamente proposta nel rito applicabile al giudizio originario.
art. 39, comma 3, c.p.c.
Richiamato dal ricorrente tra le norme sulla translatio e sul coordinamento processuale, ma il motivo è stato ritenuto infondato.
artt. 22 e 23 L. 689/1981
Richiamati per il termine di opposizione all'ordinanza-ingiunzione; la Corte ha affermato che la tempestività va valutata rispetto alla proposizione del ricorso nel giudizio iniziale, non rispetto al deposito nel diverso rito del giudice ad quem.
art. 6 d.lgs. 150/2011
Richiamato in relazione al rito applicabile; la Corte distrettuale aveva ritenuto erronea la sua applicazione al giudizio già pendente, ma la Cassazione ha risolto la questione in base alle regole della translatio.
art. 11 d.lgs. 104/2010
Norma speciale sulla translatio tra giudice amministrativo e altri giudici nazionali; prevale sull'art. 59 L. 69/2009 e regola la riproposizione della domanda dopo la declinatoria di giurisdizione.
art. 46 L.P. 13/1997
Per le assegnazioni formali consente il rilascio della concessione edilizia in presenza dell'assegnazione dell'area e dell'annotazione del vincolo di destinazione d'uso; non introduce, nel caso esaminato, un divieto assoluto di costituire diritti a favore di terzi.
art. 47 bis L.P. 13/1997
Prevede l'annotazione del vincolo di destinazione d'uso e del divieto di cessione di diritti reali, ma consente eccezioni o autorizzazioni dell'ente assegnante; la Corte ha ritenuto legittima la deroga pattizia e normativa nel caso concreto.
art. 12 R.D. 262/1942
Richiamato nel terzo motivo come norma interpretativa, senza che la Corte ne faccia un'autonoma applicazione decisiva.
art. 360, comma 1, nn. 3 e 4, c.p.c.
Indicati quali censure di violazione di legge e nullità dedotte nel ricorso per cassazione.
art. 13, comma 1-quater, D.P.R. 115/2002
Applicato per dare atto della sussistenza dei presupposti del raddoppio del contributo unificato a carico del ricorrente.
Massime di principio
- Nella translatio iudicii tra giurisdizioni diverse, la salvezza degli effetti della domanda è subordinata alla tempestiva proposizione dell'azione nel giudizio originario secondo le forme previste per quel rito; non è richiesto che l'atto sia anche depositato entro il termine proprio del rito del giudice successivamente ritenuto competente o munito di giurisdizione.
- Quando il giudizio passa da un rito impugnatorio a un giudizio di cognizione piena, la conservazione degli effetti processuali richiede l'adeguamento della domanda alle forme previste per il giudizio davanti al giudice ad quem, ma tale adattamento non può trasformarsi in un aggravamento retroattivo dei requisiti formali del giudizio a quo.
- La disciplina della translatio non consente di eludere i termini di decadenza: perché gli effetti siano conservati, l'azione deve essere proposta tempestivamente dinanzi al giudice erroneamente adito entro il termine previsto per l'impugnazione o opposizione.
- In tema di assegnazione formale di aree disciplinata da normativa urbanistica speciale, l'esistenza di un vincolo di destinazione d'uso e di un divieto di cessione di diritti reali va verificata alla luce del testo normativo applicabile e della convenzione urbanistica, inclusi eventuali meccanismi di deroga o autorizzazione espressamente previsti.
- La sanzione non è legittima quando il comportamento contestato non integra una violazione dei vincoli effettivamente gravanti sul bene, secondo la disciplina vigente al momento dell'assegnazione e le clausole convenzionali che regolano il rapporto.
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