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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 9232/2022 del 18/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La ricorrente aveva chiesto l'affidamento in prova al servizio sociale durante l'espiazione della pena per estorsione aggravata e violazione di domicilio (reati commessi unitamente alla madre e al fratello, nei confronti del marito della madre). Il Tribunale di sorveglianza di Torino ha rigettato la richiesta ritenendo che: 1) la ricorrente negasse il fatto commesso e ribaltasse il rapporto autore/vittima, indicando una personalità strutturata a negare responsabilità; 2) dalla sentenza emergerebbe uno stile estorsivo fondato su continue pretese di denaro; 3) la ricorrente è priva di attività lavorativa e formazione professionale; 4) l'opportunità di lavoro come collaboratrice domestica presso un'anziana non sarebbe idonea a favorire il superamento delle precedenti modalità di condotta. Il difensore ha impugnato l'ordinanza censurando (a) la violazione di legge perché non si può imporre la confessione per l'ammissione alle misure alternative; (b) l'introduzione di requisiti non previsti dalla legge (disponibilità di lavoro o lavoro "funzionale" al cambiamento); (c) difetto di motivazione e carenza argomentativa, non avendo il Tribunale valutato l'assenza di precedenti, il risarcimento effettuato, e le dichiarazioni favorevoli di terzi. Il Procuratore generale aveva chiesto il rigetto del ricorso.

La decisione

Il giudice di legittimità ha accolto il ricorso, ritenendo fondato il secondo motivo e assorbendo gli altri. Ha ritenuto che il Tribunale di Torino abbia introdotto, senza adeguata motivazione e in assenza di elementi specifici, requisiti non previsti dalla legge (in particolare la censura secondo cui un lavoro domestico sarebbe potenzialmente criminogeno perché simile all'ambiente del fatto). Tale motivazione è stata giudicata manifestamente illogica e carente, soprattutto in presenza dell'assenza di precedenti penali. Per queste ragioni l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di sorveglianza di Torino per un nuovo giudizio.

Norme richiamate

  • principi relativi all'affidamento in prova al servizio sociale (normativa sull'esecuzione penale)

    Dal testo emerge il principio che la legge non richiede la confessione né impone come condizione l'esistenza di un'occupazione o di un lavoro "funzionale" al superamento delle condotte pregresse; il giudice non può introdurre requisiti aggiuntivi non previsti dalla norma e deve motivare con elementi specifici eventuali valutazioni negative sulla personalità o sul rischio di recidiva

Massime di principio

  • La mera negazione del fatto da parte del condannato non può essere automaticamente valorizzata come motivo decisivo per escludere l'ammissione a misure alternative, salvo che sia supportata da elementi concreti che dimostrino l'assenza di un percorso di revisione critica
  • Il giudice non può introdurre, nella valutazione per l'ammissione all'affidamento in prova, requisiti non previsti dalla legge (es. obbligo di confessione o necessità di un lavoro specificamente "funzionale" al cambiamento)
  • Offerte di lavoro sincere e l'assenza di precedenti penali devono essere valutate positivamente, a meno che non sussistano elementi specifici e motivati che giustifichino il contrario
  • Le valutazioni sulla personalità e sulla pericolosità devono essere adeguatamente motivate con riferimenti a fatti, prove o elementi concreti; argomentazioni generiche o basate su pregiudizi ambientali sono insufficienti e possono determinare l'annullamento della decisione
  • In caso di motivazione carente o illogica riguardo al diniego di misure alternative, la decisione può essere annullata e rinviata per nuovo esame da parte del giudice di merito

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