Cassazione Penale, Sentenza n. 43665/2023 del 27/10/2023
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha respinto la richiesta di estinzione della pena pecuniaria di Euro 13.400, irrogata con sentenza del GUP del Tribunale di Torino del 27/03/2017, per aver ritenuto che non sussistessero le "disagiate condizioni economiche" in quanto il condannato è titolare di un appartamento categoria catastale A/3 a Torino che, a giudizio del Tribunale, potrebbe essere venduto per soddisfare la pena. Il ricorrente ha invece dedotto che l'immobile è locato, lui vive altrove con i genitori, percepisce un reddito annuale di soli Euro 1.534,86 e che le rate del mutuo gravanti sull'immobile assorbono la maggior parte del canone locativo, incidendo sul reale potere di realizzo del cespite.
La decisione
La Corte ha accolto il ricorso ritenendolo fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Torino per nuovo esame, rilevando un vizio di motivazione dovuto all'omessa valutazione di un elemento significativo (l'onere delle rate del mutuo che assorbono il canone locativo) che poteva incidere sulla sussistenza delle disagiate condizioni economiche. La Suprema Corte ha richiamato l'obbligo di valutare espressamente aspetti rilevanti indicati dalla difesa e ha motivato l'annullamento per insufficienza della motivazione.
Norme richiamate
art. 47, comma 1, Ordinamento penitenziario
La norma è stata invocata dal ricorrente nella prospettazione che la estinzione della pena principale possa operare quando il condannato versi in disagiate condizioni economiche; la Corte rileva che la valutazione di tale requisito richiede un accertamento concreto e motivato delle condizioni economiche complessive, comprensive degli oneri effettivi (es. rate di mutuo) che riducono la disponibilità patrimoniale.
Giurisprudenza richiamata: Sez. 1, n. 26536 del 24/06/2020 (Cilio), Rv. 279578
Principio secondo cui l'omessa valutazione di circostanze significative dedotte dalla parte configura insufficienza di motivazione quando tale omissione può influire sulla decisione; applicato qui per criticare il mancato esame dell'onere del mutuo e dell'effettiva disponibilità derivante dall'immobile.
Massime di principio
- La semplice titolarità di un bene immobiliare non esclude automaticamente la riconoscibilità delle "disagiate condizioni economiche": occorre valutare la concreta capacità di realizzo e gli oneri gravanti sul bene (mutuo, locazione, spese).
- Il giudice che valuta l'estinzione della pena per condizioni economiche disagiate deve motivare espressamente sulle circostanze economiche dedotte dalla parte, compresi redditi reali, canoni percepiti e rate di mutuo o altri gravami.
- Se la vendita del bene è evocata come fonte per soddisfare la pena, il giudice deve considerare non solo il valore catastale o la categoria catastale, ma anche l'effettiva possibilità di vendita, i tempi, i costi e gli oneri che riducono il ricavato netto.
- La parte interessata deve documentare con precisione redditi, contratti di locazione, piani di ammortamento del mutuo e altre spese rilevanti; l'omessa o insufficiente acquisizione/valutazione di tali elementi può comportare l'annullamento del provvedimento e il rinvio per nuovo esame.
- In caso di prova positiva di affidamento in prova ai servizi sociali e contestuale richiesta di estinzione della pena pecuniaria, il giudice deve integrare la valutazione economica con gli effetti pratici dell'affidamento e della situazione familiare (es. convivenza con familiari) sul bisogno economico del condannato.
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