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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43350/2023 del 26/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Milano che aveva riqualificato il fatto come truffa (reato poi estinto per prescrizione) e aveva confermato le statuizioni civili. Il difensore lamentava un travisamento delle prove: il giudice di primo grado avrebbe accertato un accordo illecito tra Di Paola (amministratore di Sicurgest s.r.l.) e Marco Brega (direttore amministrativo-finanziario di Gemwater s.r.l.) per spartirsi il profitto illecito, mentre l'appello avrebbe escluso qualsiasi concorso del ricorrente. Veniva inoltre contestata la valutazione sulla presunta inesistenza delle prestazioni fatturate (sostenendo che esistevano rapporti commerciali fra le società e che la relazione della società di revisione non aveva evidenziato anomalie), il fatto che il ricorrente non era indagato per emissione di fatture false e che non risultava conoscesse Brega. Infine si eccepiva che la parte civile avrebbe dovuto essere esclusa perché ammessa al passivo fallimentare della Sicurgest s.r.l.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure fossero di natura meramente fattuale e consistessero in una rivalutazione del compendio probatorio, operazione non consentita in sede di legittimità. Sulla questione dell'esclusione della parte civile la Corte d'appello aveva correttamente rilevato l'assenza di coincidenza tra le somme e i destinatari delle richieste in sede fallimentare e penale, rendendo manifestamente infondata l'eccezione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen.

Norme richiamate

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma che prevede la condanna della parte privata che ha proposto un ricorso dichiarato inammissibile al pagamento delle spese e, in presenza di profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità, al pagamento di una somma da versare alla Cassa delle ammende; applicata per comminare la sanzione di euro 3.000,00.

  • Giurisprudenza: Cass., sez. VI, 22/01/2014, n. 10289

    Principio richiamato secondo cui la Corte di legittimità non può sovrapporre la propria valutazione delle risultanze processuali a quella dei giudici di merito; è preclusa la rivalutazione del compendio probatorio in sede di cassazione.

Massime di principio

  • La Corte di Cassazione non è sede per la rivalutazione dei fatti e delle prove: i motivi di ricorso in cassazione devono sollevare questioni di diritto o vizi di motivazione che non richiedano una nuova valutazione probatoria.
  • Se il motivo di impugnazione si limita a contestare la valutazione delle prove compiuta dai giudici di merito (travisione/errata valutazione dei fatti), il ricorso è inammissibile.
  • La riqualificazione del fatto e la dichiarazione di estinzione per prescrizione decisa in appello possono essere resistite in cassazione solo con censure di diritto (es. violazione di norme processuali, errore di diritto nella qualificazione), non con mere ricostruzioni alternative dei fatti.
  • L'ammissibilità della parte civile nei processi penali non si risolve automaticamente in presenza di ammissione al passivo fallimentare: va valutata la coincidenza di soggetti, somme e oggetto della domanda; differenze su tali elementi possono rendere infondata l'eccezione di incompatibilità.
  • Chi propone ricorso in cassazione deve essere consapevole del rischio di condanna per inammissibilità ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è opportuno che i motivi siano concreti, di diritto e non meramente rideterminativi dei fatti.

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