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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33359/2023 del 28/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ritenendo che il GIP abbia ecceduto nei poteri procedurali accertando incidentemente e definitivamente la proprietà del bene. La sentenza annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e dispone la rimessione delle parti al giudice civile competente per la risoluzione della controversia sulla proprietà; nel frattempo la Cassazione ha ordinato il mantenimento del sequestro sul veicolo.

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

La Plana Service impugnava l'ordinanza del GIP di Rimini che aveva disposto la restituzione della Range Rover Sport (targa FG295PA) a favore di Bugli Christian, ritenendo che la compravendita tra Bugli e Magno fosse invalida per artifizi e raggiri e che quindi la Plana, quale acquirente da non domino, non potesse vantare diritto di proprietà. Il ricorso di Cassazione deduceva la violazione dell'art. 263, comma 3, cod.proc.pen.: il giudice penale, a fronte dell'esistenza di una contestazione sulla proprietà, non poteva decidere direttamente ma doveva rimettere la questione al giudice civile e mantenere il sequestro; inoltre la ricorrente sosteneva che l'eventuale annullabilità del contratto tra Bugli e Magno produce effetti solo tra le parti e non può automaticamente privare di diritti un terzo acquirente in buona fede.

Norme richiamate

  • art. 263, comma 3, cod.proc.pen.

    Il giudice penale che riscontri una controversia sulla proprietà delle cose sequestrate deve rimettere gli atti al giudice civile per la risoluzione della controversia e mantenere il sequestro; non può decidere definitivamente sull'accertamento di proprietà nella fase cautelare penale

  • art. 640 cod.pen.

    Delitto di truffa contestato a Magno Benito; il rilievo penale sull'origine fraudolenta della vendita rileva per l'esistenza della controversia ma non autorizza il giudice penale a dirimere definitivamente la proprietà

  • art. 1438 cod.civ.

    Riferimento all'annullabilità del contratto: l'annullabilità è un vizio che, salvo effetti tra le parti, non opera automaticamente nei confronti dei terzi in buona fede, per cui la questione richiede accertamento civilistico

  • art. 324 cod.proc.civ.

    Richiamato in riferimento alla misura dell'accertamento fino al giudicato; la risoluzione definitiva sulla proprietà spetta al giudice civile con i poteri di accertamento tipici del processo civile

Massime di principio

  • Se nel procedimento penale emerge una controversia sulla proprietà di beni sottoposti a sequestro, il giudice penale deve rimettere la questione al giudice civile competente e mantenere il vincolo cautelare: non può decidere definitivamente sulla proprietà in sede penale cautelare
  • La valutazione approfondita della buona fede dell'acquirente o dell'efficacia del trasferimento di proprietà richiede il procedimento civile, dove possono essere compiuti gli accertamenti probatori e giuridici necessari
  • L'esistenza di un reato (es. truffa) che ha originato l'alienazione non autorizza il giudice penale a sostituirsi al giudice civile per risolvere la controversia di proprietà
  • Se il terzo acquirente invoca la buona fede, tale questione è soggetta a verifica nel processo civile; il sequestro va mantenuto fino all'accertamento definitivo a tutela del legittimo proprietario che dovesse risultare tale
  • Il giudice penale deve limitarsi a valutazioni preliminari senza travalicare i limiti della fase cautelare: decisioni sulla restituzione che richiedono accertamenti complessi sulla titolarità devono essere rinviate al civile

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