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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 17085/2024 del 23/04/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che aveva rigettato la sua istanza di riconoscimento della continuazione ai sensi dell'art. 671 c.p.p., deducendo: (1) vizio di motivazione per presunto travisamento degli atti da parte del giudice dell'esecuzione, rilevando che la Pressing S.r.l. (di Cortiana) sarebbe stata inclusa nell'elenco del capo 31) della sentenza sub 1) e dunque prova di un unico disegno criminoso; (2) violazione e interpretazione eccessivamente restrittiva dell'art. 81 c.p., ossia che il giudice avrebbe richiesto, di fatto, gli elementi propri dell'art. 669 c.p.p. invece di applicare un criterio più conforme alla ratio della continuazione, non valorizzando che le modifiche esecutive erano contingenti e funzionali al medesimo vantaggio perseguito.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e confermato il rigetto dell'istanza di continuazione. Ha ritenuto che il giudice dell'esecuzione avesse correttamente applicato i principi consolidati sulla necessità di accertare, anche in sede di esecuzione, che i reati successivi fossero stati programmati al momento del primo fatto; ha valorizzato la differenza di causali, ruoli, correi, luoghi, persone offese, bene giuridico leso e modus operandi tra le due gruppi di reati e ha condiviso la valutazione secondo cui i reati di usura/estorsione contro Cortiana nacquero per la contingente situazione di bisogno di quest'ultimo, risultando estemporanei rispetto al preesistente schema fraudolento. Ha inoltre rilevato che il ricorrente non ha prodotto in modo autosufficiente l'allegato richiamato (capo 31)). Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    Norma richiamata quale fondamento dell'istanza di riconoscimento della continuazione in sede di esecuzione; la Corte precisa che l'accertamento della continuazione in esecuzione richiede la stessa approfondita verifica del processo di cognizione.

  • art. 81 cod. pen.

    Norma sull'unicità del disegno criminoso; la Corte conferma che l'accertamento dell'unicità richiede prova che i reati successivi fossero programmati al momento del primo reato, e che la mera omogeneità o contiguità degli illeciti non sia di per sé sufficiente.

  • art. 669 cod. proc. pen.

    Richiamato nel ragionamento critico del ricorrente come parametro interpretativo troppo stringente; la Corte osserva che il giudice dell'esecuzione non ha in realtà sostituito il criterio di cui all'art. 81 c.p. con lo scrutinio dell'art. 669, ma ha valutato gli elementi fattuali richiesti per la continuazione.

Massime di principio

  • Per il riconoscimento della continuazione (art. 81 c.p.) è necessario provare che, al momento del primo fatto, i successivi fossero già programmati almeno nelle linee essenziali: omogeneità e contiguità sono indici utili ma non decisivi.
  • La valutazione sulla sussistenza di un disegno criminoso unitario è rimessa al giudice di merito e, se adeguatamente motivata e priva di vizi logici o travisamenti, è insindacabile in Cassazione.
  • Modifiche contingenti o occasionali nelle modalità esecutive, motivate da mutate circostanze (es. crisi della vittima), possono interrompere l'unicità del progetto criminoso e giustificare il diniego della continuazione.
  • Nel proporre ricorso in Cassazione è importante essere autosufficienti nella prova documentale richiamata: l'assenza di allegati rilevanti può rendere il ricorso non autosufficiente e favorire l'inammissibilità.
  • Impugnazioni ritenute irrituali o prive di fondamento possono comportare condanne alle spese e sanzioni (es. corresponsione a favore della Cassa delle ammende).

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