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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 40901/2025 del 19/12/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la determinazione del trattamento sanzionatorio a seguito del riconoscimento della continuazione, deducendo la violazione dell'art. 81 c.p. per aver il giudice dell'esecuzione indicato come pena base la misura complessiva inflitta dalla Corte d'appello di L'Aquila (che aveva riunito più reati), anziché scorporare le pene già riunite e identificare la pena inflitta per il singolo reato più grave (mesi 9 di reclusione ed euro 300,00) su cui operare gli aumenti. Conseguentemente, l'aumento per continuazione è stato calcolato in modo da rendere la pena complessiva superiore al triplo della pena per il reato più grave, in violazione del limite previsto dall'art. 81, primo comma, c.p.

La decisione

La Corte di cassazione ha ritenuto fondato il ricorso e ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte relativa all'entità della pena a titolo di continuazione. Ha disposto il rinvio per nuovo giudizio al Tribunale di Varese, in composizione monocratica e in diversa persona fisica, affinché il giudice dell'esecuzione proceda al corretto scorporo delle pene già riunite, individui il reato più grave e ricalcoli gli aumenti nel rispetto dei limiti dell'art. 81 c.p.

Norme richiamate

  • art. 671 cod. proc. pen.

    norma che disciplina la domanda di riconoscimento della continuazione davanti al giudice dell'esecuzione; quadro procedurale applicato nel caso

  • art. 81 cod. pen.

    regime dell'aumento di pena per la continuazione: l'aumento va calcolato sulla pena inflitta per il reato più grave e l'incremento complessivo non può eccedere il triplo di tale pena

  • art. 606, comma 1, lett. b) cod. proc. pen.

    consente il ricorso per cassazione per violazione di norme sostanziali (violazione di legge), principio invocato dal ricorrente

  • art. 173 disp. att. cod. proc. pen.

    limita l'estensione del motivo di ricorso contro provvedimenti dell'esecuzione; il motivo è stato riprodotto nei limiti di tale disposizione

  • Corte cost. 9 luglio 2013, n. 183

    principio che impone, in caso di annullamento, il rinvio ad un diverso giudice fisico per nuovo giudizio, a garanzia di imparzialità

  • Cass. Sez. 1, n. 17948 del 31/01/2024

    giurisprudenza richiamata che prescrive lo scorporo delle pene già riunite dal giudice della cognizione, l'individuazione del reato più grave e l'operazione di aumenti autonomi sulla pena inflitta per quest'ultimo nel rispetto dei limiti di cui all'art. 81 c.p.

Massime di principio

  • Quando si calcola la pena complessiva per continuazione partendo da più condanne, il giudice dell'esecuzione deve scorporare le pene già riunite dal giudice della cognizione e individuare il reato più grave sulla base della pena concretamente inflitta per quel reato, non sulla base della somma complessiva risultante da una sentenza che ha già riunito più reati
  • L'aumento per continuazione va operato sulla pena del reato più grave e l'incremento complessivo non può superare il triplo della pena inflitta per quel reato (art. 81 c.p.); il mancato rispetto di questo limite è causa di annullamento
  • Se il giudice dell'esecuzione sbaglia il criterio di individuazione della pena base o calcola un aumento eccedente i limiti di legge, la Corte di cassazione annulla la decisione e rinvia per nuovo giudizio, che deve essere affidato a diverso giudice fisico
  • In presenza di sentenze precedenti che hanno già unificato più reati, occorre sempre 'scorporare' quelle unificazioni per ricostruire correttamente la serie dei reati e delle rispettive pene ai fini dell'applicazione della continuazione
  • Il ricorso per cassazione per violazione di legge (art. 606 c.p.p.) è lo strumento appropriato per censurare errori di calcolo o di interpretazione nella determinazione della pena per continuazione

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