Cassazione Penale, Sentenza n. 37796/2023 del 14/09/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugna l'ordinanza che ha rigettato il riesame del decreto di sequestro preventivo, censurando la competenza territoriale del G.i.p. di Barcellona Pozzo di Gotto. Sostiene che il reato di cui all'art. 166 d.lgs. n. 58/1998 sia, secondo la giurisprudenza, reato eventualmente abituale che si consuma con la prima condotta tipica, per cui la consumazione sarebbe avvenuta nelle circoscrizioni di Messina o Patti (sede della società tramite cui si sarebbe svolta l'attività e sede dell'ufficio dell'indagato nonché luogo della prima perquisizione), e non nella circoscrizione di Barcellona P.G.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Motivazioni: (1) in materia di misure cautelari reali il ricorso per Cassazione è ammesso solo per violazione di legge e le critiche sulla motivazione sono deducibili solo se vi è assenza totale o carenza dei minimi requisiti di coerenza/completa ragionevolezza; qui la motivazione non manca. (2) L'eccezione di incompetenza territoriale era generica perché il ricorrente non ha indicato un unico giudice competente (ha proposto alternative Messina o Patti), per cui è inammissibile. (3) Sul merito, le Sezioni hanno confermato che il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria può essere qualificato come eventualmente abituale e, se realizzato con plurime condotte, assume forma di reato a consumazione prolungata la cui consumazione è determinata dall'ultima condotta (per l'investimento, dal momento in cui la provvista è effettivamente investita); inoltre il provvedimento di sequestro era adottato anche rispetto al reato di consulenza finanziaria (art.166, comma 2) che si consuma nel luogo in cui la consulenza viene prestata. Pertanto il Tribunale ha correttamente applicato il criterio residuale della prima iscrizione previsto dall'art. 9 comma 3 c.p.p. Conseguenze: ricorso inammissibile; condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende (art. 616 c.p.p.).
Norme richiamate
art. 9 comma 3 c.p.p.
Criterio residuale della prima iscrizione applicato per determinare la competenza territoriale tra più circoscrizioni coinvolte; il Tribunale lo ha ritenuto applicabile dato il carattere plurimo e protratto delle condotte contestate.
art. 8 c.p.p.
Richiamato come criterio generale di attribuzione della competenza che il ricorrente non ha dimostrato potersi applicare con specificità ai fatti (mancanza di elementi che indichino il luogo effettivo di consumazione).
art. 166 d.lgs. n. 58/1998 (TUF) - comma 1 lett. a) e comma 2
Il reato di esercizio abusivo di attività finanziaria e quello di consulenza finanziaria possono assumere forma eventualmente abituale; se realizzati con pluralità di condotte assumono carattere di consumazione prolungata, la cui consumazione è collegata all'ultima condotta (per l'investimento, al momento dell'effettivo impiego della provvista) e, per la consulenza, al luogo in cui la consulenza è prestata.
art. 616 c.p.p.
Norma richiamata per la condanna alle spese processuali e per la somma da versare alla cassa delle ammende in caso di inammissibilità del ricorso.
Giurisprudenza di legittimità richiamata (Sez. U n. 25932/2008; Sez. U n. 5876/2004; Sez. 5 n. 8026/2016; Sez. 5 n. 16118/2015)
Principi utilizzati: limiti della censura sulla motivazione in Cassazione; qualificazione dell'esercizio abusivo di attività finanziaria come reato di pericolo ed eventualmente abituale; possibilità di configurare forma a consumazione prolungata quando vi è reiterazione di condotte omogenee.
Massime di principio
- In materia di misure cautelari reali il ricorso per Cassazione è ammesso solo per violazione di legge: le doglianze sulla motivazione sono ammissibili solo se la motivazione manca del tutto o è carente nei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza.
- Un'eccezione di incompetenza territoriale deve indicare chiaramente quale giudice si ritiene competente; formulare alternative (es. "Messina o Patti") rende l'eccezione generica e inammissibile.
- I reati previsti dall'art. 166 TUF possono essere 'eventualmente abituali' e, se realizzati con più condotte omogenee, sono valutati come reati a consumazione prolungata: la consumazione è collegata all'ultima condotta rilevante (per l'investimento, al momento dell'effettivo investimento delle somme).
- Quando sono contestate plurime condotte e più reati tra loro collegati, può trovare applicazione il criterio residuale della prima iscrizione (art. 9, comma 3 c.p.p.) per determinare la competenza territoriale.
- Chi contesta la competenza territoriale dovrebbe fornire elementi fattuali chiari che dimostrino il luogo effettivo di consumazione del reato (es. documentazione su dove è stata prestata la consulenza, dove sono stati investiti i fondi, atti di iscrizione, luoghi delle operazioni) per evitare l'inammissibilità per genericità.
- La dichiarazione di inammissibilità può comportare la condanna alle spese processuali e sanzioni pecuniarie (cassa delle ammende); va quindi valutato il rischio processuale prima di proporre ricorsi infondati o generici.
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