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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 32129/2025 del 26/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del 15/04/2025 che aveva rigettato le istanze di detenzione domiciliare e di affidamento in prova al servizio sociale. La ricorrente deduce inosservanza ed erronea applicazione degli artt. 47 e 47-ter dell'ordinamento penitenziario, vizio di motivazione e travisamento dei fatti per avere il Tribunale valorizzato soltanto il curriculum criminale e i numerosi precedenti penali (reati contro il patrimonio), trascurando invece il percorso positivo intrapreso dalla condannata: la relazione UEPE che attesta l'osbedienza alle prescrizioni e l'avvio di un'attività lavorativa, i periodi precedenti in cui le erano state concesse misure alternative da altri uffici giudiziari (Tribunale di sorveglianza di Trento e Corte d'appello di Bolzano), nonché il fatto che uno specifico episodio contestato (furto aggravato del 5 dicembre 2024) è stato oggetto di richiesta di archiviazione da parte del Pubblico ministero. Si sostiene che il giudice non abbia valutato adeguatamente gli elementi favorevoli alla prognosi e alla risocializzazione.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata disponendo il rinvio al Tribunale di sorveglianza di Bolzano per un nuovo giudizio. La Corte ha rilevato che il Tribunale aveva concentrato l'esame sul certificato penale e sui precedenti, senza adeguatamente considerare la relazione UEPE e il percorso positivo della ricorrente (comportamento durante i periodi di detenzione domiciliare concessi in precedenza, avvio di attività lavorativa, rispetto delle prescrizioni). Ha inoltre osservato che non era stato dato rilievo alla richiesta di archiviazione relativa al furto aggravato contestato. La Corte ha quindi disposto che, nel nuovo esame, il giudice del rinvio valuti anche le circostanze positive indicate, verificando i presupposti relativi all'emenda del soggetto e alle finalità rieducative.

Norme richiamate

  • artt. 47 e 47-ter, Ordinamento penitenziario

    Le norme sono state interpretate nel senso che la concessione di misure alternative richiede elementi positivi tali da consentire un giudizio prognostico favorevole sulla prova e sulla prevenzione del pericolo di recidiva; occorre verificare l'avvio di un serio processo di revisione critica del passato deviante e di risocializzazione e la concreta praticabilità del beneficio, tenendo conto sia dei precedenti sia dei comportamenti e delle relazioni attuali (es. relazione UEPE, attività lavorativa, osservanza delle prescrizioni).

Massime di principio

  • Nel valutare le istanze di misure alternative il giudice deve bilanciare i precedenti penali con gli elementi positivi recenti (relazioni UEPE, lavoro, rispetto delle prescrizioni) e motivare espressamente il valore relativo di ciascun elemento.
  • La mera elencazione del curriculum criminale non è sufficiente: se esistono documentate evidenze di cambiamento e reinserimento, il giudice deve esaminarle e motivare il loro eventuale rilievo negativo.
  • Notizie di reato pendenti che siano state oggetto di richiesta di archiviazione o si siano concluse favorevolmente non possono essere automaticamente valorizzate in chiave negativa senza specifica valutazione.
  • Se altri uffici giudiziari hanno recentemente concesso misure alternative, il giudice che rigetta deve spiegare perché tali concessioni non dimostrerebbero la concreta praticabilità o l'efficacia rieducativa delle misure.
  • L'annullamento con rinvio è previsto quando la motivazione del provvedimento impugnato risulta incompleta o carente sotto il profilo della valutazione prognostica e della considerazione degli elementi di risocializzazione.

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