Cassazione Penale, Sentenza n. 40812/2023 del 06/10/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso avverso la conferma in appello della condanna per ricettazione (art. 648 c.p.). Il ricorrente articolava cinque motivi: 1) violazione di legge e vizio di motivazione per mancato accertamento della provenienza delittuosa dei beni e per valutazione errata delle prove; 2) assenza del dolo di ricettazione e mancata prova del fine di lucro, in quanto l'occultamento sarebbe dovuto a lecite ragioni di prudenza; 3) richiesta di derubricazione in acquisto di cose smarrite/contravvenzione (art. 712 c.p.) per mera negligenza legata all'attività lavorativa; 4) mancato riconoscimento dell'ipotesi di particolare tenuità e delle attenuanti; 5) perdita di efficacia del sequestro per mancata statuizione sulla confisca e conseguente richiesta di restituzione.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte di legittimità ha ritenuto corretta la valutazione di merito: i beni sono stati riconosciuti come refurtiva da più persone offese e, per gli altri preziosi e le somme, la provenienza illecita è stata desunta per analogia dalle modalità di occultamento, dall'entità del valore (822,22 g di oro per circa 17.417 euro e contanti per 10.000 euro) e dall'assenza di plausibili giustificazioni da parte dell'imputato. È pacifica la possibilità di ricavare la responsabilità anche da elementi indiziari e dall'omessa indicazione di un titolo di provenienza lecita; il dolo è idoneamente presunto in considerazione del valore e delle modalità di occultamento nonché della professionalità dell'imputato nel settore. Le doglianze sul sequestro sono inammissibili perché sollevate tardivamente e generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende, ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 648 c.p.
La ricettazione è integrata quando il soggetto tiene beni di provenienza delittuosa; la provenienza illecita può essere desunta anche da elementi indiziari, dall'assenza di plausibili giustificazioni e dalle modalità di occultamento; il dolo può essere provato indirettamente senza necessità di dimostrare che l'imputato non abbia partecipato al reato presupposto, salvo che lo stesso dichiari di averlo commesso in modo credibile.
art. 712 c.p.
Norma relativa all'acquisto di cose di sospetta provenienza (contravvenzione) che si distingue dalla ricettazione per l'assenza del dolo intenzionale e per la valutazione della mera mancanza di diligenza; la Corte ha ritenuto che i fatti concreti non rientrassero in tale ipotesi.
art. 323, comma 3, c.p.p.
Norma evocata dal ricorrente in relazione al sequestro; la doglianza è stata ritenuta inammissibile perché non dedotta in appello e generica.
art. 263 c.p.p.
Richiamata per distinguere il sequestro probatorio (disciplinato da tale norma) da altre misure cautelari; la qualificazione del vincolo come sequestro probatorio incide sul relativo procedimento di conservazione dei beni.
art. 616 c.p.p.
Prevede la condanna alle spese processuali per il ricorrente in caso di rigetto/inammissibilità del ricorso; applicata dalla Corte per liquidare spese e sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
art. 173 disp. att. c.p.p.
Richiesto per il riassunto dei motivi di impugnazione; norma procedurale citata nella ricostruzione delle doglianze presentate in cassazione.
Massime di principio
- La provenienza illecita di beni può essere desunta da elementi indiziari (riconoscimento da parte delle vittime, analogia con altri oggetti di sicura origine furtiva, modalità di occultamento, valore complessivo) e non richiede sempre l'accertamento di ogni singolo elemento del reato presupposto.
- Il dolo specifico della ricettazione può essere provato anche in via indiretta: l'omessa o inadeguata giustificazione sulla provenienza dei beni, unitamente a modalità anomale di occultamento e all'elevato valore degli oggetti, sostiene l'attribuzione del fine di profitto.
- La mera negligenza o la scarsa diligenza nel verificare la provenienza caratterizzano l'ipotesi contravvenzionale dell'acquisto di cose di sospetta provenienza (art. 712 c.p.), ma non si applicano se dagli elementi concreti emerge la consapevolezza o l'accettazione del rischio della illiceità.
- Il possesso di ingenti somme di denaro, occultate in modo non plausibile e prive di giustificazione, può concorrere a configurare la ricettazione.
- Le censure procedurali relative a misure cautelari o al sequestro devono essere tempestivamente dedotte nei gradi precedenti; sollevare per la prima volta tali questioni in cassazione può rendere il motivo inammissibile.
- Per ottenere una derubricazione o il riconoscimento di particolare tenuità è necessario che il valore e le circostanze concrete della condotta siano tali da escludere la offensività significativa: valori consistenti e pluralità di delitti presupposti ostano al riconoscimento di attenuanti di tenuità.
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