Sentenza n. 685/2026 - Brescia, Sezione 1
per l'annullamento - del decreto della Questura di Brescia, prot. Cat.A.12/2022/Immig/II sez/-OMISSIS- emesso in data 8 febbraio 2022, con cui è stata rigettata l’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno del ricorrente; - di ogni altro atto presupposto, connesso e consequenziale;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: diniego del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (questura)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha impugnato il decreto della Questura di Brescia con cui era stata rigettata l'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, chiedendone anche la sospensione cautelare. La domanda cautelare era stata respinta per difetto del fumus boni juris. Successivamente, il ricorrente ha dichiarato di voler rinunciare al ricorso, rappresentando che una condanna penale era divenuta definitiva e che si trovava ristretto in esecuzione della pena. La rinuncia non risultava assistita da procura speciale.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, anziché formalmente estinto per rinuncia. La dichiarazione non poteva produrre una rinuncia rituale ai sensi dell'art. 84 c.p.a., poiché non risultava agli atti una procura speciale conferita al difensore per rinunciare; tuttavia, dal suo contenuto emergeva in modo inequivoco il venir meno dell'interesse alla prosecuzione del giudizio. Il giudice ha ritenuto di non poter decidere il merito né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire, dovendo prendere atto della sopravvenuta carenza di interesse. Spese compensate in ragione della natura e delle ragioni della decisione.
Norme richiamate
art. 84 c.p.a.
la rinunzia debba provenire dal difensore munito di mandato speciale a rinunziare (oppure direttamente dalla parte) e che questa debba essere notificata alle altre parti nel termine di dieci giorni prima dell’udienza
La mancanza della procura speciale impedisce di considerare rituale la rinuncia; nondimeno, il comportamento processuale può dimostrare il sopravvenuto difetto di interesse ai sensi dell'ultimo comma.
art. 35, comma 2, lett. c, c.p.a.
Consente la declaratoria di improcedibilità quando nel corso del giudizio sopravviene il difetto di interesse alla decisione.
art. 85 c.p.a.
Richiamato dal giudice nel quadro delle disposizioni processuali applicate alla definizione del giudizio.
art. 87, comma 4-bis, c.p.a.
Richiamato quale disposizione relativa alla trattazione della causa nell'udienza straordinaria di smaltimento dell'arretrato.
art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003
Posto a fondamento dell'oscuramento delle generalità e dei dati identificativi della parte ricorrente.
art. 10 Regolamento (UE) 2016/679
Richiamato, unitamente alla disciplina nazionale, a tutela dei dati personali relativi a condanne penali e reati.
Massime di principio
- La rinuncia al ricorso amministrativo è rituale solo se proviene direttamente dalla parte oppure da un difensore munito di procura speciale a rinunciare e se è notificata alle altre parti nel termine previsto dall'art. 84 c.p.a.; in difetto di tali formalità, non può essere dichiarata l'estinzione per rinuncia.
- La dichiarazione processuale con cui il ricorrente manifesta inequivocabilmente di non avere più interesse alla decisione può comunque condurre alla declaratoria di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, anche quando la rinuncia non sia formalmente valida.
- Nel processo amministrativo, in assenza di repliche o diverse richieste delle controparti, il principio dispositivo in senso ampio attribuisce al ricorrente la disponibilità dell'azione fino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione; il giudice non può decidere d'ufficio il merito né sostituirsi alla parte nella valutazione dell'interesse ad agire.
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