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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 23925/2024 del 14/06/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Le ricorrenti hanno impugnato l'ordinanza del Tribunale del riesame che aveva sostituito gli arresti domiciliari con l'obbligo di dimora, sostenendo che il giudizio sulle esigenze cautelari è carente: non è stata verificata la concretezza e l'attualità del pericolo di reiterazione dei reati, considerato che i fatti addebitati risalgono fino ai primi del 2020 e dunque, a loro avviso, il rischio di recidiva non poteva ritenersi più attuale.

La decisione

La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato limitatamente al profilo delle esigenze cautelari. Pur non avendo contestato la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte in cui ha ritenuto sussistente il pericolo di reiterazione, con rinvio al Tribunale del riesame di Torino per nuovo giudizio sul punto. Il motivo è che l'ordinanza non ha adeguatamente motivato l'attualità del pericolo a distanza di circa tre anni dai fatti e non ha indicato elementi recenti che giustifichino la persistenza delle esigenze cautelari; il giudice di rinvio dovrà approfondire tali aspetti secondo le coordinate ermeneutiche richiamate dalla Cassazione.

Norme richiamate

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (richiamata)

    Sez. 2, n. 6593 del 25/01/2022, Rv. 282767; Sez. 3, n. 9041 del 15/02/2022, Rv. 282891; Sez. 1, n. 14840 del 22/01/2020, Rv. 279122

    Il requisito dell'attualità del pericolo di reiterazione non equivale all'imminenza del reato, ma indica la continuità del "periculum libertatis" nella dimensione temporale; va valutata sulla base della vicinanza temporale ai fatti o della presenza di elementi recenti che dimostrino la persistenza del rischio. Quanto maggiore è la distanza temporale dai fatti, tanto più approfondita deve essere la valutazione prognostica.

Massime di principio

  • La mera esistenza di gravi indizi di colpevolezza non automatizza la sussistenza dell'attualità del pericolo di reiterazione: il giudice deve motivare specificamente perché il rischio persiste nel tempo.
  • Quando i fatti contestati sono distanti nel tempo (es. più anni), il giudice cautelare necessita di elementi recenti indicativi di continuità o persistenza del comportamento criminoso per applicare misure personali restrittive.
  • Legami familiari o il ruolo servente rispetto a un detenuto possono essere considerati elementi, ma da soli non suppliscono alla mancanza di elementi che dimostrino l'attualità del pericolo.
  • Se la motivazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari è manifestamente carente, la Cassazione può annullare e rinviare per un nuovo giudizio richiedendo un approfondimento probatorio e argomentativo.
  • Nelle scelte cautelari bisogna graduare la misura sulla base della concretezza del rischio: in assenza di elementi recenti idonei, è preferibile adottare misure meno afflittive o motivare in modo puntuale la necessità di restrizioni significative.

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