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Sentenza

Sentenza del 23/01/2019 n. 1751 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale l’amministrazione

La controversia

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato per cassazione la sentenza della C.T.R. del Lazio che aveva annullato gli avvisi di accertamento relativi agli anni 1999 e 2000. L'Ufficio contestava l'esclusione dell'accertamento analitico-induttivo, sostenendo che tale metodo è applicabile anche in presenza di contabilità formalmente regolare, quando presunzioni gravi, precise e concordanti facciano dubitare della completezza dei ricavi dichiarati. Nel caso concreto, l'accertamento si fondava anche sulla quantità di materie prime utilizzate e sulle porzioni ricavabili, secondo le dichiarazioni del gestore del ristorante.

La decisione

La Corte di cassazione ha accolto tutti e tre i motivi di ricorso dell'Agenzia delle Entrate, ritenendoli fondati. Ha stabilito che la regolarità formale della contabilità non impedisce l'accertamento analitico-induttivo e che, nel settore della ristorazione, i ricavi possono essere ricostruiti presuntivamente sulla base delle materie prime impiegate, delle quantità di prodotto utilizzate per porzione e delle normali dispersioni. È stata cassata la sentenza della C.T.R. del Lazio e la causa è stata rinviata alla medesima Commissione, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d)

    Consente l'accertamento analitico-induttivo dei redditi anche quando la contabilità è formalmente regolare, purché esistano presunzioni gravi, precise e concordanti idonee a mettere in dubbio la completezza e la fedeltà dei dati contabilizzati.

  • D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54

    Consente la rettifica della dichiarazione IVA sulla base di elementi presuntivi e di dati concretamente idonei a dimostrare ricavi o corrispettivi superiori a quelli dichiarati.

  • Codice civile, art. 2697

    Disciplina l'onere della prova; nel caso esaminato, l'Amministrazione deve fornire elementi presuntivi sufficienti a sostenere la ricostruzione dei ricavi.

  • Codice civile, art. 2729

    Richiede che le presunzioni semplici siano gravi, precise e concordanti. La ricostruzione dei ricavi può basarsi su una pluralità di elementi oggettivi e coerenti, come consumi, rimanenze, quantità vendibili e caratteristiche dell'attività.

Massime di principio

  • La contabilità formalmente regolare non rende automaticamente illegittimo l'accertamento analitico-induttivo: l'Amministrazione può contestarla mediante presunzioni gravi, precise e concordanti.
  • Nel settore della ristorazione, i ricavi possono essere ricostruiti considerando quantità di materie prime acquistate o utilizzate, porzioni ottenibili, rimanenze, normali dispersioni e prezzi applicati.
  • La percentuale di ricarico deve essere determinata con criteri coerenti con la natura dei beni, su un campione appropriato e mediante una media aritmetica o ponderata adeguata alla composizione del campione.
  • Non è sufficiente contestare l'accertamento affermando genericamente che il metodo presuntivo è aleatorio: occorre dimostrare concretamente l'inattendibilità degli elementi utilizzati o l'incompatibilità della ricostruzione con le effettive possibilità operative dell'impresa.
  • Il giudice tributario deve verificare in concreto la gravità, precisione e concordanza delle presunzioni e la compatibilità della ricostruzione con la capacità teorica di servizio dell'esercizio.

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