Cassazione Penale, Sentenza n. 45548/2022 del 01/12/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale di Torino che aveva confermato il sequestro preventivo (emesso dal GIP) dei beni della società nell'ambito di un'indagine per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti metallici. La ricorrente censurava la motivazione come apparente e priva di specifici riscontri investigativi e sosteneva che la successiva cessione delle quote societarie (dal Francini agli odierni soci Gambetta e Nicheli) avesse rimosso il periculum in mora e quindi l'idoneità del sequestro sui beni sociali.
La decisione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che il Tribunale avesse motivatamente confermato il sequestro in ragione del fumus delicti e della funzione strumentale dei beni sequestrati rispetto alla presunta attività delittuosa. Il Collegio ha evidenziato che, nonostante la cessione delle quote, la struttura organizzativa della società risultava ancora affidata a soggetti che, secondo l'indagine, costituivano il nucleo dell'associazione criminosa, comprovando la persistenza del legame operativo. Inoltre, dato che la cessione è avvenuta dopo l'emersione delle indagini, gli acquirenti non potevano essere considerati terzi di buona fede tale da impedire l'ablazione dei beni. Ricorrente condannata alle spese processuali.
Norme richiamate
Giurisprudenza Corte di cassazione, Sez. III
20 dicembre 2018, n. 57595
Per l'adozione di misure cautelari reali, specie con finalità impeditive, è sufficiente l'emersione del fumus delicti e della funzione strumentale dei beni rispetto all'illecito; non è richiesta la prova compiuta della responsabilità penale in questa fase
Giurisprudenza Corte di cassazione, Sez. V
26 febbraio 2016, n. 7979
Chi acquista quote/beni dopo che è emersa l'esistenza di indagini penali conoscibili non può essere automaticamente considerato un terzo di buona fede rispetto a eventuali provvedimenti ablativi; la conoscenza delle indagini incide sulla rilevanza della buona fede
Principio sul sequestro preventivo e confisca (codice di procedura penale - principi generali)
Il sequestro preventivo può avere funzione sia di garanzia per la confisca sia di natura impeditiva; può incidere su beni anche di soggetti diversi dall'indagato se sussiste rapporto di strumentalità fra i beni e la condotta criminosa
Massime di principio
- La mera cessione di quote societarie non è di per sé sufficiente a rimuovere un sequestro preventivo se permangono legami operativi o gestionali con soggetti indagati.
- Nelle fasi iniziali del procedimento, per disporre o confermare misure cautelari reali è sufficiente il fumus delicti e l'indicazione della funzione strumentale dei beni rispetto al reato; non è richiesta una prova definitiva della responsabilità.
- Acquirenti o cessionari che hanno acquisito beni/quote dopo l'emersione di indagini rilevanti e ne erano informati possono non essere considerati terzi di buona fede ai fini della confisca/ablazione.
- Per impugnare con successo misure cautelari reali occorre fornire elementi specifici e probanti che dimostrino l'assenza di continuità gestionale o di strumentalità dei beni rispetto all'attività criminosa (es. reale autonomia gestionale, documentazione di due diligence, prova di mancata partecipazione degli indagati alla gestione).
- Le valutazioni sul pericolo di reiterazione o sulla funzione impeditiva della misura valorizzano la concretezza dei legami operativi e l'attuale composizione gestoria più che la mera formalità della titolarità societaria.
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