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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33851/2025 del 15/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di sorveglianza di Torino del 16/04/2025 che aveva rigettato l'istanza di differimento della pena, anche nella forma della detenzione domiciliare, presentata dal ricorrente per gravi problemi di salute (paraparesi agli arti inferiori). Il ricorrente deduceva violazione di legge e vizio di motivazione, sostenendo che le patologie deambulatorie, conclamate e non recessive e documentate nel fascicolo, erano tali da rendere incompatibile la detenzione e richiedere l'allocazione domiciliare per un adeguato monitoraggio e trattamento.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso ritenendolo infondato. Ha confermato che il Tribunale di sorveglianza ha valutato correttamente gli elementi di fatto e di diritto, avendo avuto conto della documentazione clinica e della relazione dell'ASL del 12/02/2025 che attestava una situazione nosografica problematicamente stabile, ma compatibile con il regime carcerario e gestibile con il monitoraggio previsto sia in carcere sia tramite presidi esterni. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la detenzione domiciliare per motivi di salute è concessa solo se la patologia è tale da provocare conseguenze rilevanti o richiedere terapie non attuabili in regime detentivo. Condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. Disposizione di anonimizzazione dei dati ai sensi dell'art. 52 d.lgs. 30/06/2003 n.196.

Norme richiamate

  • art. 52 d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196

    Norma sulla tutela dei dati personali che impone l'omissione delle generalità e degli identificativi in caso di diffusione del provvedimento; la Corte ne dispone l'applicazione.

  • Legge penitenziaria (principi sulle misure alternative per motivi di salute)

    Il giudice deve valutare se la patologia renda la detenzione incompatibile perché comporti sofferenza eccedente l'esecuzione della pena o perché richieda trattamenti non attuabili in carcere; solo in tali casi è ammessa la detenzione domiciliare per motivi di salute.

  • Giurisprudenza della Corte di Cassazione (es. Sez. 1, n. 21355/2021; Sez. 1, n. 53166/2018; Sez. 1, n. 789/2013; Sez. 1, n. 37062/2018)

    Principio consolidato che richiede una verifica rigorosa e un bilanciamento tra esigenze di sicurezza e condizioni di salute: la patologia deve essere grave e incompatibile con il carcere o richiedere cure non erogabili in detenzione per giustificare misure alternative.

Massime di principio

  • La semplice presenza di una patologia grave non basta: occorre dimostrare che la malattia richiede cure o condizioni non realizzabili in carcere o che la detenzione aggravi in modo intollerabile lo stato di salute.
  • Relazioni cliniche aggiornate e documentazione ASL/ospedaliera sono elementi decisivi; se attestate la stabilità e la possibilità di monitoraggio in carcere, la richiesta di detenzione domiciliare ha scarse probabilità di accoglimento.
  • Il giudice opera un bilanciamento tra esigenze di salute e pubblica sicurezza; la valutazione è rigorosa e non è suscettibile di semplice revisione in Cassazione se motivata e supportata da accertamenti.
  • In sede di impugnazione in Cassazione non è ammessa una rivalutazione sommaria del merito: è necessario contestare vizi formali, errori di diritto o palesi incongruenze nella motivazione.
  • Per aumentare le chance di successo, il ricorrente dovrà allegare prove che mostrino l'impossibilità concreta di erogare le cure in carcere (es. terapia complessa, necessità di contatti ospedalieri continuativi, rischio di rapido aggravamento).
  • È utile chiedere e ottenere accertamenti sanitari giudiziari dettagliati e circostanziati (certificati, referti specialistici, piani terapeutici) e segnalare eventuali mancate risposte dell'amministrazione penitenziaria rispetto alle necessità terapeutiche.

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