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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34774/2022 del 20/09/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Giudice di Pace di Salerno del 14/01/2022 che aveva dichiarato estinto il reato per remissione tacita della querela in relazione alla contestazione di lesioni personali (art. 582 c.p.). Il Procuratore Generale deduceva che la condotta consistita nel lanciare un sasso sulla gamba della persona offesa integrava la circostanza aggravante di cui all'art. 585, comma 2, n. 2 c.p. (uso di arma o di strumento atto ad offendere/arma impropria), rendendo il reato procedibile d'ufficio e quindi non soggetto a remissione querela.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato. Ha osservato che il capo di imputazione contestava espressamente il fatto di aver lanciato un sasso sulla gamba della persona offesa, descrivendo in modo chiaro e preciso la circostanza fattuale corrispondente all'aggravante per uso di arma impropria. Ne consegue che il reato era procedibile d'ufficio e non rimettibile a querela; pertanto la remissione tacita della querela non poteva estinguere il reato. La sentenza impugnata è stata annullata senza rinvio e gli atti sono stati trasmessi al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Articolo base relativo alle lesioni personali; nella sentenza di primo grado il reato era stato trattato come procedibile a querela, ma la Corte ha ritenuto che, alla luce dei fatti contestati, la rimessione non potesse operare.

  • Codice penale

    art. 585, comma 2, n. 2 cod. pen.

    Aggravante per l'uso di arma o di strumento atto ad offendere (arma impropria). La Corte ha interpretato che l'uso di un sasso per cagionare lesioni integra questa aggravante e rende il reato procedibile d'ufficio.

  • Legge n. 110 del 1975

    Definizione di arma impropria; la Corte richiama che rientrano in tale categoria anche oggetti di uso comune che, nelle circostanze di tempo e luogo, possano essere utilizzati per offendere.

  • Giurisprudenza di legittimità

    Sez. U., n. 24906 del 18/04/2019 Rv. 275436

    Principio secondo il quale non può essere ritenuta applicabile in sentenza un'ipotesi aggravata se l'ipotesi aggravata non risulta descritta nel capo d'imputazione in modo diretto o mediante formule equivalenti; nel caso di specie tale preclusione non si applicava perché l'aggravante era descritta chiaramente.

  • Giurisprudenza di legittimità

    Sez. 5, n. 43348 del 10/07/2008 Rv. 241669; Sez. 1, n. 503 del 03/12/1993 Rv. 196940; Sez. 5, n. 27768 del 15/04/2010

    Costante orientamento secondo cui oggetti comuni, come sassi, possono configurare arma impropria qualora usati concretamente per offendere; il porto o l'uso di tali oggetti può integrare l'aggravante indipendentemente dal carattere occasionale dell'uso.

Massime di principio

  • Se la condotta lesiva è stata realizzata mediante un oggetto di uso comune (es. sasso) usato concretamente per offendere, si può configurare l'aggravante per arma impropria e il reato diventa procedibile d'ufficio, escludendo l'efficacia della remissione della querela.
  • Perché un'aggravante renda il reato procedibile d'ufficio non è sempre necessario che nel capo di imputazione sia citata espressamente la norma: è sufficiente che la descrizione fattuale sia chiara, precisa e tale da permettere all'imputato di conoscere l'addebito aggravato.
  • La remissione tacita della querela non opera quando, alla luce della contestazione fattuale, il reato non è rimettibile (cioè è procedibile d'ufficio) per la presenza di circostanze aggravanti adeguatamente descritte.
  • Il giudizio sulla sussistenza di arma impropria è concretamente valutato sulla base delle circostanze di tempo, luogo e modalità d'uso dell'oggetto: non rileva che l'uso sia momentaneo o occasionale se l'oggetto è idoneo alle specifiche circostanze a offendere.
  • Se nel capo di imputazione l'aggravante non è descritta con sufficiente precisione, la sua applicazione in sentenza è illegittima; viceversa, una descrizione fattuale limpida consente l'applicazione dell'aggravante anche senza la citazione testuale della norma.

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