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Sentenza

Sentenza del 16/10/2015 n. 20985 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

La Corte di cassazione ha accolto il primo motivo, dichiarando assorbiti gli altri. Ha cassato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia e ha rinviato la causa ad altra sezione dello stesso giudice, anche per la liquidazione delle spese. Non è stata quindi definita nel merito la controversia sull’IVA, ma è stata ritenuta invalida la motivazione della sentenza d’appello.

Esito

Favorevole al ricorrente

Prevale il privato

La controversia

La contribuente ha proposto sette motivi di ricorso. La Corte ha esaminato prioritariamente il primo, con il quale è stata denunciata la nullità della sentenza d’appello per motivazione apparente e insufficiente, ai sensi dell’art. 360, comma 1, nn. 3 e 4, c.p.c. La sentenza impugnata si limitava a richiamare genericamente la decisione di primo grado, senza illustrare gli argomenti delle parti, il contenuto dell’appello incidentale dell’Ufficio e l’iter logico-giuridico seguito per confermare la decisione.

Norme richiamate

  • Art. 360, comma 1, nn. 3 e 4, c.p.c.

    Consente di denunciare in cassazione, tra l’altro, la violazione o falsa applicazione della legge e la nullità della sentenza per vizi processuali, compresa la motivazione meramente apparente o inidonea a far comprendere le ragioni della decisione.

  • Art. 118 disp. att. c.p.c., come modificato dalla legge 18 giugno 2009, n. 69

    La motivazione può consistere in una succinta esposizione dei fatti rilevanti e delle ragioni giuridiche della decisione, anche mediante riferimento a precedenti conformi.

    La motivazione può essere sintetica e anche redatta per relationem, ma deve comunque consentire di individuare le ragioni della decisione e verificare la coerenza logico-giuridica del richiamo effettuato.

  • Art. 360, comma 1, n. 4, c.p.c.

    La sentenza è nulla quando si limita a indicare genericamente una decisione o una fonte di riferimento senza esporre le argomentazioni concretamente poste a fondamento del dispositivo.

Massime di principio

  • Una sentenza d’appello può richiamare la motivazione del primo grado, ma deve spiegare, anche sinteticamente, perché quelle argomentazioni rispondono ai motivi di impugnazione.
  • Il semplice richiamo alla correttezza o completezza della sentenza precedente, senza esporne il contenuto essenziale e senza confrontarsi con le doglianze delle parti, integra motivazione apparente e può comportare la nullità della sentenza.
  • Il giudice d’appello deve considerare sia l’appello principale sia l’eventuale appello incidentale; l’omessa illustrazione o valutazione delle relative questioni può rendere la motivazione insufficiente.
  • Quando la cassazione rileva un vizio di motivazione della sentenza d’appello, normalmente non decide direttamente il merito, ma cassa la pronuncia e rinvia al giudice competente per un nuovo esame.
  • La sinteticità della motivazione è ammessa, ma non può trasformarsi in una motivazione solo apparente: devono essere comprensibili il percorso logico e le ragioni giuridiche che conducono al dispositivo.

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