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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24459/2023 del 07/06/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la conferma, in appello, della condanna per: capo A - truffa aggravata a carico di Cappellaccio Agostino, in relazione all'acquisto di una Ferrari Scaglietti senza averne pagato integralmente il prezzo; capo B - tentata estorsione a carico di entrambi, per avere usato minacce e violenza contro l'intermediario Maini affinche' non reclamasse il saldo. In Cassazione i ricorrenti deducevano: errata qualificazione giuridica (truffa anziché appropriazione indebita), insufficienza o travisamento della motivazione circa l'esistenza di artifici e raggiri, inaffidabilità e contraddizioni delle dichiarazioni delle parti civili (mancanza di riscontri e interessi economici delle vittime), e contestazione della configurazione di tentata estorsione (sostenendo si tratterebbe di minacce/percosse non dirette a produrre un profitto illecito). Agostino sosteneva inoltre che le condotte apparenti come "truffaldine" sarebbero state poste in essere dopo l'acquisizione del bene e che i suoi comportamenti fossero normali fasi contrattuali.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi e confermato le condanne di merito: truffa aggravata per Cappellaccio Agostino (capo A) e tentata estorsione per entrambi i fratelli (capo B). La Corte ha ritenuto corretta la qualificazione in truffa perché gli artifici e raggiri erano iniziati prima della consegna del veicolo, avendo l'imputato carpito la fiducia della vittima per ottenere la consegna senza le cautele contrattuali; la circostanza è stata ulteriormente corroborata dalla partecipazione di una terza coimputata (Maffè Maria Teresa) che predispose contratti fittizi e un trasferimento di proprietà simulato, consistente con la ricostruzione di una condotta illecita concertata fin dall'inizio. Quanto alla prova testimoniale, la Corte ha ritenuto attendibili le dichiarazioni delle persone offese e le ha ritenute corroborate da elementi oggettivi (pagamento parziale, possesso di documenti del proprietario, incongruenze nel passaggio di proprietà). Il tentativo di estorsione è stato valutato alla luce dell'effetto costrittivo della condotta e della partecipazione consapevole di Vincenzo (presente e partecipe nell'aggressione). La mancanza di un referto medico non ha inficiato l'attendibilità della vittima. I ricorrenti sono stati condannati a rifondere le spese processuali e, in solido, le spese delle parti civili, liquidate in complessivi euro 2048,00 oltre accessori di legge. La pronuncia è del 05.04.2023.

Norme richiamate

  • Sez. 2, n. 51538 del 20/11/2019 (C.)

    Principio secondo cui, ai fini della truffa, la negligenza o la scarsa diligenza della vittima non esclude la rilevanza penale degli artifici e raggiri; cio' che conta e' l'idoneita' del mezzo a creare falsi convincimenti e a indurre l'obbligazione.

  • Sez. 2, n. 42941 del 25/09/2014 (Selmi)

    Conferma che artifici e raggiri che inducono la consegna del bene integrano la truffa, indipendentemente dalla condotta imprudente della vittima.

  • Sez. 2, n. 51060 del 11/11/2016 (Losito)

    Distinzione tra truffa e appropriazione indebita: la truffa richiede che gli artifici e raggiri siano necessari all'appropriazione (posti in essere prima della consegna), mentre l'appropriazione indebita riguarda artifici successivi tesi a dissimulare l'appropriazione.

  • Sez. 2, n. 35798 del 18/06/2013 (Actis)

    Ulteriore giurisprudenza che sottolinea la rilevanza temporale degli artifici rispetto alla consegna del bene per la corretta qualificazione del fatto.

  • Sez. 4, n. 10153 del 11/02/2020 (C.)

    Richiama il principio che la valutazione dell'attendibilità della prova testimoniale e della persona offesa e' questione di fatto non sindacabile in Cassazione, salvo motivazione affetta da manifeste contraddizioni o da mere congetture non verificabili.

Massime di principio

  • Per qualificare un fatto come truffa (anziché appropriazione indebita) e' determinante il momento in cui sono posti in essere gli artifici e i raggiri: se precedono e determinano la consegna del bene la fattispecie e' truffa; se seguono l'appropriazione con finalita' dissimulatorie, e' appropriazione indebita.
  • La negligenza o la scarsa diligenza della vittima non esclude la truffa: conta se il comportamento dell'agente abbia creato un falso convincimento idoneo a indurre una consegna o un'obbligazione.
  • Il giudizio di attendibilita' delle dichiarazioni delle parti offese e dei testi e' rimesso al merito; la Cassazione interviene solo in presenza di motivate e manifeste incongruenze o di ragionamenti logici palesemente contraddittori.
  • Elementi materiali di riscontro (pagamenti parziali, possesso di documenti appartenenti alla vittima, contratti o passaggi di proprieta' formati in modo anomalo) possono corroborare la versione della parte lesa e giustificare la qualificazione penale della condotta.
  • L'assenza di referti medici non determina automaticamente l'inattendibilita' delle denunce di violenza o minaccia: il complesso probatorio e la valutazione del giudice di merito possono ritenere sufficiente la prova testimoniale se coerente e corroborata.
  • La partecipazione consapevole di terzi (es. intermediari che predispongono atti fittizi) e la vendita a un terzo di buona fede non escludono la responsabilita' penale degli autori originari se resta provato l'artificio iniziale volto all'appropriazione illecita.

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