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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22389/2023 del 24/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano il decreto che ha confermato la confisca preventiva di un'azienda agricola (villa e 110 terreni) sostenendo: 1) le somme investite provenivano da operazioni immobiliari legittime in Spagna, accertate da sentenze dell'Autorità giudiziaria spagnola e da pronunce italiane che avrebbero escluso irregolarità fiscali o presunte violazioni; 2) violazioni procedurali e carenza di genuinità/certezza della documentazione utilizzata (atti stranieri non tradotti/asverati); 3) mancata valutazione della correlazione temporale tra acquisizione dei beni e presunta pericolosità del proposto; 4) assenza di elementi concreti che dimostrino la pericolosità generica o qualificata, con riferimento a precedenti assoluzioni, riabilitazione e pendenze non pertinenti; 5) infine, contestazione della configurabilità dell'intestazione fittizia ex art. 512-bis c.p., trattandosi di donazioni documentate a favore dei figli.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per genericità e manifesta infondatezza. Ha ritenuto che il giudizio di prevenzione sia indipendente dal giudizio penale, ma che sentenze o provvedimenti penali definitivi possano avere rilievo preclusivo solo se concernono gli stessi presupposti di fatto. Nel caso concreto la Corte ha valutato il complessivo compendio indiziario (dichiarazioni di Andrea De Rose, arresti e vicende spagnole correlate, conversazioni intercettate nel procedimento 'Tenor' e altre risultanze) come sufficiente a provare una sistematica operatività illecita e la riconducibilità delle risorse al proposto, nonostante alcune assoluzioni e provvedimenti cautelari revocati. Pertanto è stata confermata la confisca preventiva dei beni e condannati i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e a una somma di euro 3.000 per responsabilità processuale.

Norme richiamate

  • art. 238-bis cod. proc. pen.

    Citato dai ricorrenti come parametro di illegittimità del decreto, la Corte non ha ritenuto il motivo specificamente fondato; la norma è richiamata in relazione a profili di prova e valutazione degli atti probatori

  • art. 240 cod. proc. pen.

    Richiamato dai ricorrenti (menzionato come 'rectius' in luogo del richiamo formale all'art. 24): contestazione sulla valutazione degli atti, ma la Corte evidenzia l'onere di specificità nella deduzione delle patologie processuali

  • art. 333 cod. proc. pen.

    Richiamato in relazione ai mezzi di prova e alla loro ammissibilità; la Corte richiede indicazione puntuale dell'incidenza degli atti sulla decisione

  • art. 24 d.lgs. 159/2011 (e artt. 1 e 4 d.lgs. 159/2011)

    Norme sul codice delle misure di prevenzione: art. 1 comma 1 lett. b) e art. 4 comma 1 lett. b) e c) sono state utilizzate per qualificare la pericolosità generica e qualificata; la Corte ha ritenuto provata una continuità di attività illecita idonea a giustificare la confisca preventiva

  • art. 512-bis cod. pen.

    Richiamato dai ricorrenti in relazione all'intestazione fittizia: la Corte ha valutato che, pur citando la possibile configurabilità del reato, il cuore del decreto è la pericolosità generica e che gli elementi probatori evidenziano la concreta disponibilità dei beni da parte del proposto

  • art. 29 d.lgs. 159/2011

    Richiamato dalla Corte per chiarire il rapporto tra giudizio penale e giudizio di prevenzione: l'assoluzione penale non sempre impedisce l'uso di quegli stessi fatti nel procedimento di prevenzione, salvo giudicato definitivo che abbia escluso i presupposti per la confisca sugli stessi elementi

  • art. 12-sexies d.l. n. 306 del 1992

    Citato dalla giurisprudenza richiamata per distinguere la revoca cautelare dal giudicato penale definitivo; la revoca cautelare non ha lo stesso effetto preclusivo di una sentenza definitiva che accerta l'assenza dei presupposti di confisca

Massime di principio

  • La sede di prevenzione è autonoma rispetto al processo penale: un'assoluzione penale non esclude automaticamente la confisca preventiva, salvo che vi sia giudicato definitivo che investa esattamente gli stessi accertamenti di fatto e i medesimi presupposti
  • Le eccezioni procedurali e la mancata traduzione di atti stranieri vanno dedotte con precisione: la parte che denuncia vizi processuali deve indicare concretamente l'incidenza dell'atto sul convincimento del giudice di merito
  • Per dimostrare l'inesistenza della pericolosità o la non riconducibilità delle risorse occorrono censure specifiche e fondate sul punto; deduzioni generiche sono inammissibili
  • La pericolosità per misure patrimoniali può essere ricostruita anche attraverso un insieme di indizi (dichiarazioni di collaboratori, intercettazioni, elementi probatori concatenati) purché valutati in modo coerente e proporzionato
  • L'intestazione fittizia richiede prova del dolo specifico di sottrazione ai fini di elusione delle misure di prevenzione: trasferimenti o donazioni possono essere scrutinati alla luce della concreta disponibilità e del comportamento ulteriormente documentato del presunto intestatario
  • I provvedimenti cautelari o di riesame (revoche di sequestri) non hanno sempre valore preclusivo nel processo di prevenzione; soltanto decisioni penali definitive che ricadono sui medesimi fatti possono impedire la riconsiderazione in sede di prevenzione

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