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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 907/2023 del 13/01/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnavano la sentenza con cui la Corte d'appello di Napoli confermava la pronuncia del G.I.P. che li aveva condannati, nella qualità di legali rappresentanti della societa' BDR Costruzioni s.r.l., per i reati previsti dagli artt. 2 e 10-quater del D.lgs. n. 74/2000 (frodi fiscali/indebita compensazione) e dall'art. 2621 c.c. (false comunicazioni sociali). Le censure erano: 1) nullità/insufficiente motivazione con riferimento alla responsabilità penale di Bosco Pasquale (contestando l'attendibilità delle dichiarazioni autoincriminanti del coimputato Sales e l'utilizzo delle dichiarazioni rese da Bosco); 2) violazione dell'art. 15 c.p. per mancato assorbimento del reato di false comunicazioni sociali nella frode fiscale; 3) erronea valutazione della sussistenza del dolo specifico richiesto dall'art. 2 del D.lgs. 74/2000 (si sosteneva che l'azione fosse finalizzata solo all'ottenimento del DURC, non all'evasione); 4) censura per il diniego delle circostanze attenuanti generiche e per l'eccessività della pena per continuazione.

La decisione

La Corte di legittimità ha rigettato i ricorsi. Ha ritenuto manifestamente infondato il primo motivo, affermando che la Corte d'appello, con motivazione logica e coerente (anche per relationem alla motivazione del giudice di prime cure), ha valutato come attendibili le ammissioni rese da Bosco in interrogatorio e ha correttamente disatteso la versione di Sales. Ha inoltre confermato l'applicazione del principio secondo cui l'amministratore di fatto puo' rispondere come autore principale mentre il prestanome puo' essere imputato in concorso, se sussiste il relativo elemento soggettivo. Sul punto dell'art. 15 c.p. la Corte ha rilevato che le condotte materiale relative ai due reati erano diverse e pertanto non sussisteva assorbimento. Quanto al dolo specifico dell'evasione, la Corte ha condiviso la valutazione di merito che ha ritenuto compatibile la finalita' di ottenere il DURC con la sussistenza della volonta' di evadere imposte (finalita' coesistente). Infine il rigetto delle attenuanti generiche e la determinazione della pena sono stati considerati frutto di valutazione di merito congrua e non sindacabile in cassazione. Pertanto i ricorsi sono stati rigettati e i ricorrenti condannati al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8

    Richiama la procedura speciale di trattazione del ricorso (criteri procedurali adottati per il giudizio).

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 2

    Disposizione che individua il reato di dichiarazione fraudolenta o altri reati tributari con il relativo dolo specifico di evadere le imposte; la Corte ha ritenuto accertato il dolo richiesto anche se coesisteva una finalità extra-evasiva.

  • D.Lgs. n. 74 del 2000, art. 10-quater

    Norma sull'indebita compensazione; utilizzata nella contestazione a carico degli imputati e richiamata nella valutazione del ruolo dell'amministratore di fatto rispetto al prestanome.

  • Codice civile, art. 2621

    Falso nelle comunicazioni sociali: richiede dolo specifico di ingannare soci/terzi per procurare un ingiusto profitto; la Corte ha distinto le singole fatture e le condotte in modo da non far ricadere il reato nelle fattispecie di frode fiscale assorbente.

  • Codice penale, art. 15

    Norma sull'assorbimento del reato meno grave nel più grave quando le condotte siano le medesime; la Corte ha escluso l'applicazione perche' le condotte contestate ai diversi capi erano materialmente diverse.

  • Codice penale, art. 40, comma secondo

    Richiamato nel collegamento con la responsabilità del prestanome in concorso per omesso impedimento dell'evento; chiarisce profili di partecipazione e responsabilità.

  • Codice civile, art. 2932

    Norma richiamata in relazione agli obblighi del rappresentante/prestanome nell'ambito della gestione societaria e al loro eventuale concorso nella commissione del reato.

  • Codice penale, artt. 132 e 133

    Principi direttivi per la determinazione della pena e l'applicazione delle circostanze; la Corte ha ritenuto che la discrezionalita' del giudice di merito sia stata esercitata correttamente e con motivazione sufficiente.

Massime di principio

  • Le ammissioni rese dall'imputato in sede di interrogatorio possono costituire elemento decisivo di condanna se valutate congruamente dal giudice, anche quando esistono dichiarazioni contrastanti di terzi; la Corte puo' rimandare ad una motivazione di merito purché ne dia adeguato richiamo logico.
  • Nel diritto tributario la qualita' soggettiva (amministratore di fatto vs prestanome) rileva ai fini della responsabilita': l'amministratore di fatto puo' essere considerato autore principale mentre il prestanome risponde in concorso se emerge l'elemento soggettivo.
  • L'art. 15 c.p. (assorbimento) non opera se le condotte materiali contestate ai diversi reati sono effettivamente diverse e riguardano fatti diversi; occorre valutazione di merito sulle singole fattispecie contestate.
  • Il dolo specifico richiesto per i reati tributari (volonta' di evadere) puo' coesistere con finalita' extra-fiscali (es. ottenere il DURC); la presenza di una finalita' aggiuntiva non esclude necessariamente il dolo fiscale se il giudice di merito lo dimostra con motivazione logica.
  • La determinazione della pena e il riconoscimento delle circostanze attenuanti rientrano nell'ampia discrezionalita' del giudice di merito e, se sorrette da motivazione congrua e non contraddittoria, non sono sindacabili in sede di Cassazione per mera rivalutazione.

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