Cassazione Penale, Sentenza n. 12480/2024 del 27/03/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeIl ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto infondata la doglianza e ha confermato che i due reati sono della stessa indole, essendo entrambi inclusi nel Titolo VII sui delitti contro la fede pubblica e volti a tutelare la genuinità dei documenti. Perciò l'ordinanza del Tribunale di Firenze è stata confermata e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Esito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del 12/05/2023 che, pur dichiarando estinte alcune pene, aveva confermato il resto del provvedimento sul presupposto che il ricorrente avesse commesso, durante il decorso della prescrizione, un reato della stessa indole. Il ricorrente deduceva la violazione di legge per avere il giudice ritenuto di stessa indole il reato di contraffazione di banconote (art. 455 c.p.) e quello relativo alla contraffazione della patente di guida (artt. 477 e 482 c.p.).
Norme richiamate
art. 455 cod. pen.
Norma sulla contraffazione di banconote richiamata come reato contro la fede pubblica che tutela la genuinità della moneta e, in prospettiva, la fiducia nei documenti monetari.
artt. 477 e 482 cod. pen.
Norme sulla falsificazione di documenti e sulla contraffazione della patente di guida considerate anch'esse reati contro la fede pubblica finalizzati a garantire l'affidamento sui documenti.
art. 101 cod. pen.
Richiamato per il principio che l'accertamento dell'identita di indole tra reati non dipende dall'identita della norma incriminatrice ma dai criteri del bene giuridico violato, del movente e delle modalita dei fatti.
Titolo VII cod. pen. - Dei delitti contro la fede pubblica
L'inquadramento normativo ha rafforzato la valutazione che i reati esaminati tutelano un medesimo ordine di interessi, con sovrapposizione sostanziale degli elementi essenziali.
Giurisprudenza richiamata (es. Sez. 5 n. 40281 del 13/07/2017 Baratto; Sez. 6 n. 15439 del 17/03/2016; Sez. 2 n. 40105 del 21/10/2010 Apostolico; Sez. 3 n. 2818 del 14/09/1999 Degni)
Costante orientamento della Corte secondo cui l'identita di indole si valuta con riguardo a bene protetto, movente e modalita esecutive; reati posti a tutela della fede pubblica possono risultare della stessa indole anche se disciplinati da norme diverse.
Massime di principio
- L'identita di indole tra reati va valutata in concreto sulla base del bene giuridico tutelato, del movente e delle modalita di esecuzione, non sulla semplice coincidenza della norma incriminatrice.
- Reati inclusi nel medesimo Titolo Dei delitti contro la fede pubblica sono frequentemente ritenuti della stessa indole quando mirano a garantire la genuinita e l'affidamento sui documenti.
- La commissione di un reato della stessa indole durante il decorso della prescrizione può impedire l'estinzione della pena per i reati precedenti, a condizione che sussista la sovrapposizione sostanziale degli elementi fondamentali.
- La valutazione resta comunque caso per caso: per contrastare la qualificazione di stessa indole il difensore deve dimostrare differenze sostanziali nel bene tutelato, nel movente o nelle modalita esecutive.
- In fase esecutiva il giudice applica la giurisprudenza consolidata e l'art. 101 c.p.; le argomentazioni difensive devono dunque confrontarsi con i criteri giurisprudenziali su bene protetto, movente e modalita.
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