Cassazione Penale, Sentenza n. 12320/2026 del 01/04/2026
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso contro l'ordinanza della Corte d'appello di Torino che aveva rigettato la domanda di riparazione per ingiusta detenzione avanzata da Toni Duretovic con riferimento alla custodia cautelare in carcere dal 19/07/2019 al 13/10/2022 (1.195 giorni) per i reati di cui agli artt. 575 e 411 c.p., successivamente assolto. Il ricorrente deduceva violazione dell'art. 314 c.p.p. in quanto la Corte territoriale avrebbe errato nel ritenere sussistente il presupposto ostativo della colpa grave, avendo valorizzato comportamenti qualificati come ambigui (dismissione della SIM e del telefono il giorno della sparizione della persona offesa, dichiarazioni contraddittorie in sede di convalida, violazione degli arresti domiciliari e presenza su un veicolo ritenuto sospetto) nonostante la successiva pronuncia assolutoria che aveva evidenziato il carattere congetturale degli elementi indiziari e l'assenza di certezza sul decesso della persona offesa.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per aspecificità: il motivo non contestava specificamente le valutazioni della Corte territoriale circa la sussistenza della colpa grave (condotta extraprocessuale e processuale) che aveva impedito il riconoscimento dell'indennizzo. La Cassazione ha richiamato i principi secondo cui il giudice della riparazione deve valutare ex ante, con autonomia logico-motivazionale, la sussistenza del dolo o della colpa grave sulla base degli elementi disponibili e che l'assoluzione non esclude automaticamente l'esistenza di condotte ostative. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato alle spese processuali, alla rifusione delle spese e al pagamento di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende; nulla liquidato al Ministero resistente.
Norme richiamate
art.314 cod.proc.pen.
Norma richiamata in relazione al presupposto ostativo per la riparazione: la presenza del dolo o della colpa grave del detenuto esclude il diritto all'indennizzo. La Corte ha ritenuto che la valutazione della colpa grave debba essere compiuta dal giudice della riparazione ex ante, sulla base dei comportamenti processuali ed extraprocessuali posti in essere dal ricorrente.
art.315 cod.proc.pen.
Individua il giudice competente per la domanda di riparazione (giudice adito); citato per spiegare la competenza della Corte d'appello quale giudice della riparazione.
art.606, comma 1, lett. c) cod.proc.pen.
Fondamento normativo del motivo di cassazione dedotto dal ricorrente (violazione di legge in materia di valutazione della colpa grave); la Cassazione ha ritenuto il motivo aspecifico e quindi inammissibile.
art.575 cod.pen.
Articolo relativo all'omicidio, indicato come reato contestato nell'atto di accusa originario; nella vicenda rilevante solo come titolo da cui è scaturita la misura cautelare.
art.411 cod.pen.
Articolo relativo al concorso in reato (in questo caso contestato in concorso con i genitori); citato come parte del titolo cautelare che ha giustificato la custodia detentiva.
Sentenza Corte Costituzionale 13 giugno 2000, n.186
Richiamata in relazione ai criteri per l'eventuale condanna al pagamento di somme a titolo di ammenda o simili; la Corte di Cassazione l'ha utilizzata per motivare la quantificazione e l'attribuzione della somma da versare alla Cassa delle ammende, rilevando l'assenza di colpa grave nella proposizione del ricorso stesso.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 39726 del 27/09/2023 (Di Dio)
Precedente richiamato per il principio che il giudice della riparazione deve effettuare una valutazione autonoma ex ante della colpa grave o del dolo basandosi su tutti gli elementi probatori disponibili, confrontando poi la sua valutazione con le argomentazioni poste a base di un'eventuale assoluzione.
Giurisprudenza - Sez. 4, n. 13175 del 26/03/2025
Citata in riferimento al principio che deduzioni meramente tautologiche in memoria non apportano contributo utile e non danno luogo a condanna delle spese in favore dell'Amministrazione resistente.
Massime di principio
- La pronuncia di assoluzione nel processo penale non determina automaticamente il diritto all'indennizzo per ingiusta detenzione: il giudice della riparazione deve valutare se il comportamento del detenuto abbia costituito dolo o colpa grave che abbia creato la falsa apparenza di colpevolezza.
- Il giudizio sul presupposto ostativo della colpa grave è un accertamento ex ante e autonomo rispetto al merito penale: si valutano i comportamenti processuali ed extraprocessuali disponibili al momento della custodia, non la successiva ricostruzione definitiva dei fatti.
- Comportamenti come la violazione degli arresti domiciliari, la dismissione dell'utenza telefonica in circostanze rilevanti e dichiarazioni processuali contraddittorie possono essere valutati come elementi sintomatici di colpa grave idonei a escludere l'indennizzo, anche se in seguito l'imputato viene assolto per insufficienza di prove.
- In sede di Cassazione è necessario formulare motivi specifici e confrontarsi puntualmente con le argomentazioni del giudice di merito: motivi aspecifici o puramente ripercorrenti la vicenda processuale sono suscettibili di inammissibilità.
- Chi propone ricorso per ottenere l'indennizzo dovrebbe documentare e contestare analiticamente le valutazioni del giudice della riparazione e fornire elementi che dimostrino l'assenza di colpa grave; in mancanza, il ricorso rischia di essere respinto e il ricorrente può essere condannato a pagare spese e somme a titolo di ammenda.
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