Sentenza n. 7824/2026 - Roma, Sezione 1
per la dichiarazione di illegittimità - del silenzio illegittimamente serbato all’istanza presentata dai ricorrenti in data 2 settembre 2025, volta a denunciare l’illegittima occupazione di fondo sito in Comune di Roma (RM) chiedendo la restituzione dei beni con rimissione in pristino dello stato dei luoghi o emissione di provvedimento di acquisizione sanante ex art. 42 bis dpr 327/2001, nonché per l’accertamento dell’obbligo di provvedere in relazione alla medesima istanza, mediante l’adozione di un provvedimento espresso e per il risarcimento del danno da ritardo.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Silenzio-inadempimento sulle istanze del 19 maggio e 2 settembre 2025, volte a ottenere la restituzione e rimessione in pristino dei terreni occupati sine titulo oppure l'acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001
Esito
Favorevole al ricorrente (proprietari)
Prevale il privato
La controversia
I ricorrenti hanno dedotto l'illegittima inerzia di Roma Capitale rispetto alle istanze con cui avevano denunciato l'occupazione e trasformazione dei loro terreni, censiti al Foglio 410, particelle 2220 e 2817, per la realizzazione di opere connesse al Piano di Zona B35 Massimina Villa Paradiso 2, senza conclusione della procedura espropriativa mediante decreto di esproprio. Hanno chiesto che l'amministrazione scegliesse tra la restituzione dei beni previa rimessione in pristino e l'acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, oltre al risarcimento del danno da ritardo. Roma Capitale ha sostenuto che l'istruttoria fosse ancora in corso e ha richiamato una comunicazione del 17 marzo 2026, nella quale si prospettava il possibile difetto del presupposto per l'acquisizione sanante, con necessità di ulteriori accertamenti.
La decisione
Il TAR ha accolto l'azione avverso il silenzio. Ha ritenuto sussistente, ai sensi dell'art. 2 della l. n. 241/1990, l'obbligo giuridico dell'amministrazione di provvedere sulla richiesta dei proprietari e ha accertato che il termine per concludere il procedimento era ampiamente decorso. La nota comunale del 17 marzo 2026 è stata qualificata come meramente interlocutoria, poiché si limitava a disporre ulteriori accertamenti senza assumere una decisione definitiva e non concludeva né arrestava il procedimento. In caso di occupazione sine titulo non seguita da decreto di esproprio, l'amministrazione deve esercitare il proprio potere scegliendo tra restituzione del bene previa rimessione in pristino e acquisizione sanante ex art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, con il relativo indennizzo. Roma Capitale è stata quindi condannata ad adottare, entro sessanta giorni dalla notificazione della sentenza, un provvedimento motivato sulle istanze, prendendo posizione sulla restituzione dei beni o, in alternativa, sull'acquisizione sanante. Non è stato nominato il commissario ad acta, salva successiva istanza in caso di ulteriore inadempimento. Le spese sono state compensate.
Norme richiamate
artt. 31 e 117 c.p.a.
Disciplinano l'azione avverso il silenzio della pubblica amministrazione e consentono di chiedere l'accertamento dell'obbligo di provvedere.
art. 2 l. n. 241/1990
Impone all'amministrazione l'obbligo di concludere il procedimento con un provvedimento espresso entro il termine previsto.
art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001
In presenza di occupazione sine titulo, costituisce una delle alternative che l'amministrazione deve valutare, insieme alla restituzione del bene previa rimessione in pristino, per porre fine alla situazione di illegalità.
Massime di principio
- L'occupazione sine titulo di un bene privato da parte della pubblica amministrazione, non seguita dall'adozione del decreto di esproprio nei termini previsti, impone all'amministrazione di porre fine alla situazione illegittima scegliendo tra la restituzione del bene previa rimessione in pristino e l'acquisizione sanante ai sensi dell'art. 42-bis del d.P.R. n. 327/2001, con corresponsione dell'indennizzo previsto dalla legge.
- Sulla richiesta del proprietario diretta a ottenere la restituzione del bene o l'acquisizione sanante sussiste un obbligo giuridico di provvedere: l'amministrazione non dispone di una mera facoltà di scegliere se esercitare o meno il potere, ma deve assumere una decisione espressa su una delle alternative previste.
- Il silenzio serbato dall'amministrazione su un'istanza volta a sollecitare la scelta tra restituzione e acquisizione sanante è qualificabile come silenzio-inadempimento e può essere impugnato con l'azione prevista dagli artt. 31 e 117 c.p.a.
- Una comunicazione interlocutoria che si limiti a disporre o sollecitare ulteriori accertamenti istruttori non conclude il procedimento e non esclude la configurabilità del silenzio-inadempimento quando sia decorso il termine per provvedere.
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