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Ordinanza

Ordinanza n. 14087/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento – previa tutela cautelare -DEL PROVVEDIMENTO DI DINIEGO DEL VISTO D’INGRESSO PER LAVORO SUBORDINATO N. 896/2026 DEL 11 MAGGIO 2026 - NOTIFICATO IN PARI DATA - EMESSO DALL’ AMBASCIATA D’ ITALIA A MANILA.

Giustizia amministrativa202606302

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterOrdinanza cautelareAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d’ingresso in Italia per lavoro subordinato, motivato dal precedente divieto d’ingresso nell’Area Schengen disposto dalla Polonia

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadino straniero)

Prevale il privato

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il diniego del visto d’ingresso per lavoro subordinato, chiedendone l’annullamento previa tutela cautelare. Il diniego era motivato mediante richiamo a un divieto d’ingresso nell’Area Schengen emesso dalla polizia di frontiera polacca ed eseguito il 29 marzo 2024. Il ricorrente ha documentato che tale divieto aveva durata temporanea di diciotto mesi e che era scaduto il 13 marzo 2026, prima dell’adozione e della notificazione del diniego di visto dell’11 maggio 2026. La censura sostanziale riguarda quindi l’illegittimità del diniego fondato su un divieto d’ingresso ormai inefficace, nonché la mancata valutazione della proporzionalità e dell’adeguatezza della misura e dell’eventuale esercizio dell’autotutela.

La decisione

Il TAR ha accolto l’istanza cautelare, ritenendo che la documentazione in atti evidenziasse la scadenza del divieto d’ingresso Schengen richiamato dall’amministrazione. Ha sospeso il diniego di visto e ordinato all’Ambasciata d’Italia a Manila un immediato riesame, con deposito dell’esito entro la successiva udienza camerale fissata al 1° dicembre 2026. In sede di riesame, la Rappresentanza dovrà valutare preliminarmente la proporzionalità e l’adeguatezza del diniego rispetto a un divieto ormai inefficace. Il giudice ha precisato che l’amministrazione dispone di margini di apprezzamento discrezionale e non è automaticamente tenuta a negare il visto quale atto dovuto sulla sola base del precedente divieto, potendo anche valutare l’esercizio dell’autotutela. Le spese sono state riservate alla decisione definitiva.

Massime di principio

  • Il diniego di un visto d’ingresso per lavoro subordinato non può essere automaticamente fondato su un precedente divieto d’ingresso nell’Area Schengen quando tale divieto sia divenuto inefficace prima dell’adozione del diniego; l’amministrazione deve svolgere una valutazione attuale e concreta.
  • Nel riesaminare una domanda di visto, l’amministrazione deve verificare la proporzionalità e l’adeguatezza del diniego rispetto alla concreta efficacia del precedente provvedimento ostativo.
  • La scadenza di un divieto temporaneo d’ingresso non determina necessariamente il rilascio del visto, ma impone una nuova valutazione amministrativa, nell’esercizio dei margini di discrezionalità riconosciuti alla Rappresentanza diplomatica.
  • Il precedente divieto d’ingresso non comporta automaticamente un obbligo di rigetto della domanda di visto come atto dovuto; l’amministrazione deve considerare anche l’eventuale esercizio dell’autotutela e gli ulteriori elementi rilevanti della posizione dell’interessato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiTutela cautelareProporzionalità e ragionevolezzaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaAutotutela decisoria

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