Cassazione Penale, Sentenza n. 32265/2024 del 08/08/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente impugnava la sentenza del Tribunale di Patti sostenendo violazione di legge e vizio di motivazione con riguardo all'elemento soggettivo del reato previsto dall'art. 5, comma 1, lett. b), legge n. 283/1962. Si censurava l'omessa valutazione da parte del giudice di merito sull'esistenza del dolo generico o della colpa, deducendo che il tribunale non avrebbe adeguatamente accertato se l'imputato fosse consapevole dello stato di cattiva conservazione degli alimenti o invece se la condotta dovesse essere qualificata come colposa per mancata osservanza delle cautele di prudenza e sorveglianza.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per manifesta infondatezza. Ha condiviso la motivazione del Tribunale di Patti che aveva ritenuto il ricorrente colpevole, in qualità di legale rappresentante della ditta DO.MI Costruzione s.r.l., della detenzione ai fini di somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione (50 kg di cornetti già scongelati e in fase di ricongelamento), integrando la contravvenzione di cui all'art. 5, comma 1, lett. b) l. n. 283/1962 anche sotto il profilo della colpa per negligenza nell'organizzazione e nella vigilanza. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p. e al versamento, in via equitativa, di euro 3.000,00 alla Cassa delle ammende. La pena di merito era stata di ammenda pari a euro 2.000,00.
Norme richiamate
legge n. 283/1962, art. 5, comma 1, lett. b)
La norma punisce la detenzione o somministrazione di prodotti alimentari non conformi. La Corte ha interpretato che l'elemento soggettivo può essere il dolo generico o la colpa; in ambito societario la responsabilità a titolo di colpa grava sul legale rappresentante per deficienze organizzative e mancata vigilanza, salvo che sussista una delega operativa efficace giustificata dalle dimensioni aziendali.
art. 616 cod. proc. pen.
Norma richiamata per l'onere delle spese processuali a carico del ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso; la Corte l'ha applicata per condannare il ricorrente alle spese.
Sentenza Corte Costituzionale n. 186 del 13/06/2000
Richiamata quale parametro per la determinazione e l'attribuzione alla Cassa delle ammende; la Corte di Cassazione ha disposto il versamento di una somma equitativa alla Cassa delle ammende ritenendo che il ricorso non fosse presentato con colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Massime di principio
- In materia di igiene alimentare, la responsabilità penale per violazioni organizzative e di vigilanza può essere attribuita, a titolo di colpa, al legale rappresentante dell'impresa; la delega di funzioni lo esonera solo se vi è prova di una organizzazione complessa che giustifichi la decentralizzazione e di una effettiva e specifica delega.
- L'elemento soggettivo dell'art. 5, lett. b) l. 283/1962 può consistere tanto nel dolo generico quanto nella colpa: la semplice conservazione inadeguata di alimenti deperibili (es. prodotti scongelati e ricongelati) porta il giudice a ritenere configurata la culpa per negligenza organizzativa.
- Per disconoscere la responsabilità del legale rappresentante la difesa deve fornire elementi concreti sulla struttura aziendale (dimensioni, decentramento di funzioni) e su eventuali deleghe operative efficaci; deduzioni generiche non sono sufficienti in sede di legittimità.
- In Cassazione l'assenza di una motivazione adeguata o di censure specifiche e approfondite sul punto micro-giuridico rilevante conduce spesso all'inammissibilità del ricorso.
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