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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30089/2025 del 01/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
In breve

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e, non essendo ricorsa alcuna ipotesi di esclusione della colpa ai sensi della sentenza della Corte Costituzionale n.186 del 07/06/2000, è stato altresì condannato al pagamento della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorso era volto a censurare valutazioni di merito concernenti l'apprezzamento della prova e la persuasività della decisione del giudice di merito. La Corte ha rilevato che tali censure attaccano la ricostruzione fattuale e la valutazione delle prove, ambiti non rientranti nella cognizione della Corte di cassazione salvo che ricorrano vizi della motivazione quali la sua mancanza, la manifesta illogicità o la contraddittorietà, oppure l'ignoranza di atti probatori essenziali.

Norme richiamate

  • Corte Costituzionale, sentenza n.186 del 07/06/2000

    Richiamata per affermare che non ricorre una causa di esclusione della colpa che giustifichi l'esonero dalla sanzione pecuniaria (cassa delle ammende) collegata all'inammissibilità del ricorso.

  • Corte di Cassazione, Sez. 6, n. 5465 del 04/11/2020 (dep. 2021)

    Richiamata per ribadire che la Corte di cassazione non sostituisce la migliore ricostruzione dei fatti del giudice di merito e valuta la compatibilità della motivazione con il senso comune e i limiti di un apprezzamento plausibile.

  • Corte di Cassazione, Sez. 1, n. 45331 del 17/02/2023 (Rezzuto)

    Usata per precisare che la cognizione della Corte in tema di legittimità è funzionale a verificare la compatibilità della motivazione con limiti di apprezzamento plausibile e non a proporre una diversa ricostruzione fattuale.

  • Corte di Cassazione, Sez. 2, n. 9106 del 12/02/2021 (Caradonna)

    Richiamata per affermare l'inammissibilità delle doglianze che attaccano solo la persuasività, l'inadeguatezza o la diversa ponderazione delle prove, salvo vizi gravi della motivazione (mancanza, manifesta illogicità, contraddittorietà o ignoranza di atti probatori essenziali).

Massime di principio

  • La Corte di cassazione non può riformare valutazioni di fatto e della prova; può intervenire solo se la motivazione del giudice di merito è mancante, manifesta illogica o contraddittoria, o se sono stati ignorati atti probatori essenziali.
  • Le impugnazioni che si limitano a contestare la persuasività o la diversa valutazione delle prove sono, di regola, inammissibili in cassazione.
  • Per prospettare un ricorso ammissibile in cassazione è necessario enucleare punti di diritto o errori di motivazione evidenti (mancanza, contraddittorietà, manifesta illogicità) e indicare con chiarezza le omissioni di atti probatori rilevanti.
  • In caso di inammissibilità del ricorso il ricorrente può essere condannato alle spese e, salvo ipotesi di esclusione della colpa, al pagamento della somma a favore della Cassa delle ammende (richiamare eventuali pronunce costituzionali che possano escludere la colpa).
  • Pratica consigliata: impostare i motivi di ricorso come questioni di diritto o come evidenza di vizi formali/di motivazione ben circostanziati, documentando quali passaggi logici manchino o quali atti probatori siano stati ignorati.

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