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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15666/2022 del 22/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso l'ordinanza del 30/07/2021 che aveva: annullato parte del provvedimento cautelare (capo 41) ma confermato il resto e rigettato l'istanza di riesame in relazione al capo 55). Due motivi di impugnazione: (1) mancata, secondo il ricorrente, sussistenza di adeguati indizi nel capo 55) perché mancano riscontri diretti (sequestri) della cessione di droga, le intercettazioni sarebbero "neutre" o interpretabili diversamente, e l'unico elemento sarebbe la contabilizzazione di denaro che non prova la provenienza illecita; (2) illegittimità della conferma della custodia cautelare in carcere per carenza delle esigenze cautelari: assenza di precedenti, interruzione della presunta attività dal 19/04/2019 al 24/06/2021, e possibile misura meno afflittiva (arresti domiciliari con braccialetto elettronico) ritenuta idonea.

La decisione

La Corte ha rigettato il ricorso. Primo motivo dichiarato inammissibile perché le censure chiedevano una diversa valutazione dei fatti e delle prove (ricostruzione di merito), mentre i giudici di merito avevano logicamente interpretato le intercettazioni, i trasferimenti di denaro (complessivi circa 50.000 euro) e le localizzazioni GPS come indizi di acquisti ripetuti di cocaina a fini di spaccio. Il secondo motivo è stato ritenuto infondato: la pluralità delle forniture, gli importi significativi e i collegamenti, anche se sporadici, con pregiudicati per stupefacenti giustificano il pericolo di reiterazione e la necessità della custodia in carcere; il braccialetto elettronico è insufficiente a impedire incontri e comunicazioni illecite. Condanna alle spese processuali a carico del ricorrente.

Norme richiamate

  • decreto-legge n.137 del 2020

    Norma procedurale di riferimento per la trattazione del ricorso; non centrale nella decisione sostanziale ma richiamata per il rito

  • codice penale

    Richiamato in relazione alla concorso di persone nel reato principale; usato per definire la partecipazione concorrente alle condotte

  • d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309 (Testo unico stupefacenti)

    art. 73, commi 1 e 1-bis; art. 75; art. 80, comma 2; art. 17

    Norme che definiscono i reati di illecita detenzione, spaccio e le aggravanti per ingenti quantità; art. 17 relativo alle autorizzazioni che non erano presenti; la Corte ha ritenuto configurabile la fattispecie aggravata per ingenti quantità

  • codice di procedura penale

    art. 273; art. 274; art. 616; art. 94, comma 1-ter (disp. att.)

    Art. 273 richiamato dal ricorrente in tema di motivazione; art. 274 (presupposti per misure cautelari) è stato applicato dal Tribunale per valutare pericolo di fuga, inquinamento e reiterazione (si è ritenuto sussistere la lett. c)); art. 616 riguarda le spese processuali; art. 94 disp. att. richiamato per adempimenti in caso di detenzione

  • giurisprudenza della Corte di Cassazione

    Sez. U, n. 22471 del 26/02/2015; Sez. 2, n. 31553 del 17/05/2017

    Principi richiamati: 1) l'interpretazione del linguaggio nelle intercettazioni è questione di fatto riservata al giudice di merito; 2) il ricorso per cassazione non è ammissibile per istanze che chiedono rivalutazione dei fatti o diversa valutazione degli elementi probatori

Massime di principio

  • Le intercettazioni criptiche possono costituire indizio grave se valutate nel contesto (cadenza degli incontri, somme trasferite, dati GPS) e se l'interpretazione del contenuto risulta coerente con le massime di esperienza: il giudice di merito ha ampio margine nella lettura del linguaggio "coperto".
  • La mancanza di riscontri materiali diretti (sequestri) non esclude la gravità indiziaria quando esistono riscontri convergenti (pagamenti ripetuti, localizzazioni, contesto investigativo) che rendono plausibile la causale illecita.
  • Se il giudice ritiene plausibile una causale alternativa lecita, il soggetto indagato deve proporre elementi concreti a sostegno di tale ricostruzione; una semplice deduzione alternativa nel ricorso non è sufficiente.
  • La custodia cautelare in carcere può essere confermata per il pericolo di reiterazione quando i fatti indicano continuità, importi ingenti e collegamenti con reti criminali; misure come il braccialetto elettronico possono essere ritenute insufficienti a impedire contatti e comunicazioni illecite.
  • In sede di cassazione non è possibile ottenere la riforma del provvedimento cautelare basandosi su una diversa valutazione dei fatti o delle prove: il sindacato è limitato alla verifica di vizi di legge o di manifesta illogicità della motivazione.

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