Cassazione Penale, Sentenza n. 19577/2022 del 18/05/2022
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnavano la conferma delle condanne per concorso in due delitti di estorsione (fatti del 15-17 aprile 2012). Motivi principali: 1) contestazione dell'errata qualificazione giuridica del fatto (i difensori sostenevano che si trattasse di truffa "vessatoria" aggravata, non di estorsione, perché la minaccia era immaginaria e non idonea a costringere la vittima); 2) (solo per Bisconti) vizio di motivazione in ordine alla determinazione della pena, con contestazione dell'aumento rispetto al minimo edittale e dell'incremento per la continuazione.
La decisione
Per VACCAI Manuela: il difensore ha depositato certificato di morte (deceduta il 31/12/2021); la Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile il ricorso per la sopravvenuta morte e ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata per quanto riguarda la Vaccai, perché il reato è estinto per morte (art. 150 cod. pen.). Per BISCONTI Alessandro: il ricorso è stato dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza; la condanna impugnata rimane valida nei suoi confronti; BISCONTI è stato condannato al pagamento delle spese processuali, al versamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende e alla rifusione delle spese della parte civile (euro 3.510,00). La Corte ha inoltre confermato la corretta qualificazione dei fatti come estorsione, ritenendo valutazione di merito congrua la prova della capacità coercitiva della minaccia.
Norme richiamate
art. 150 cod. pen.
La morte del imputato estingue il reato; conseguentemente il giudizio di impugnazione diventa improcedibile e la sentenza di merito relativa all'imputato deceduto va annullata senza rinvio.
art. 629 cod. pen.
Norma che disciplina il reato di estorsione: la Corte interpreta l'estorsione come integrazione quando la minaccia è idonea, ex ante, a coartare la volontà della vittima e la realizzazione del male è prospettata come dipendente dalla volontà dell'agente.
art. 640, secondo comma, n. 2, cod. pen.
Norma sulla truffa aggravata (anche nella forma detta "vessatoria"); la difesa la invocava in alternativa all'estorsione sostenendo che la minaccia fosse immaginaria e si fosse trattato di induzione in errore, ma la Corte ha ritenuto prevalente la qualificazione estorsiva quando la minaccia risulti concretamente idonea a costringere.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Norma sulle censure ammissibili in Cassazione; i ricorsi sono stati presentati nei limiti strettamente necessari alla motivazione secondo tale disposizione.
art. 606, comma 1, lett. b ed e, cod. proc. pen.
Prevede i motivi di ricorso per Cassazione per violazione di legge e per vizi di motivazione; i motivi dedotti sono stati esaminati ma ritenuti manifestamente infondati perché riguardavano valutazioni di merito già logicamente motivate dal giudice di merito.
art. 620, lett. a, cod. proc. pen.
Consente la pronuncia di annullamento senza rinvio della sentenza impugnata; la Corte preferisce questo dispositivo quando il rapporto processuale è esaurito per sopravvenuta morte dell'imputato.
art. 129, comma 2, cod. proc. pen.
Limita la possibilità di pronunciare un proscioglimento nel merito quando il procedimento è estinto per sopravvenuta causa (qui, la morte), per cui non è possibile decidere sul merito in favore dell'imputato deceduto.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevede le conseguenze per il ricorrente in caso di inammissibilità del ricorso, tra cui la condanna al pagamento delle spese processuali; applicata per la condanna di Bisconti.
Massime di principio
- La morte sopravvenuta dell'imputato durante il processo d'appello o in Cassazione estingue il reato (art. 150 c.p.): il ricorso diventa improcedibile e la sentenza impugnata va annullata senza rinvio, evitando pronunce nel merito.
- Nel confronto tra estorsione e truffa "vessatoria" la distinzione centrale è l'effetto sulla volontà della vittima valutato ex ante: se la minaccia è concretamente idonea a piegare la volontà si configura estorsione; se la condotta ha agito tramite induzione in errore (manipolazione) senza coazione irresistibile può trattarsi di truffa.
- La valutazione dell'idoneità coercitiva della minaccia è questione di merito: la Cassazione non ammette un sindacato libero delle prove se la motivazione di merito è logica, coerente e congrua.
- Le doglianze sulla determinazione della pena (scarto dal minimo edittale o aumento per continuazione) richiedono una motivazione specifica da parte del giudice di merito; in mancanza di manifesta illogicità la scelta motivata è inattaccabile in Cassazione.
- Ricorrere in Cassazione per vizi di merito è possibile solo nei limiti e con i presupposti previsti dalla giurisprudenza: non bastano divergenze di apprezzamento probatorio, occorre dimostrare travisamento o omissione macroscopica delle risultanze.
- L'inammissibilità del ricorso può comportare sanzioni economiche (spese processuali, somme alla Cassa delle ammende) quando emergano profili di colpa nella proposta del gravame.
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