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Sentenza

Sentenza del 22/07/2015 n. 15396 - Corte di Cassazione

Giurisprudenza tributaria

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

Prevale l’amministrazione

La controversia

La società ha impugnato l'accertamento relativo a IRPEG e IRAP per il 2002, con cui l'Amministrazione aveva recuperato a tassazione costi ritenuti indeducibili per difetto di inerenza, insufficiente documentazione o imputazione a un esercizio diverso. I cinque motivi riguardavano: la motivazione sui costi per prestazioni di servizi; la violazione del principio di competenza; l'omessa pronuncia sulla questione di legittimità costituzionale dell'art. 39 del D.P.R. n. 600/1973; l'inerenza delle spese per alberghi e ristoranti; e l'omessa motivazione sulla deducibilità delle spese di rappresentanza.

La decisione

La Corte di cassazione ha rigettato integralmente il ricorso. Il primo e il secondo motivo sono stati dichiarati inammissibili, perché diretti a rimettere in discussione valutazioni di diritto o accertamenti di fatto non adeguatamente contestabili in sede di legittimità. Il terzo motivo è stato ritenuto infondato: il rigetto implicito della questione di costituzionalità esclude l'omessa pronuncia e, comunque, la questione è stata considerata manifestamente infondata, poiché il contribuente può chiedere il rimborso delle maggiori imposte eventualmente versate nell'anno corretto. Il quarto motivo è stato respinto perché ricevute e scontrini privi dell'indicazione dei fruitori e della missione non dimostravano l'inerenza, e il pagamento con carta di credito non era sufficiente. Il quinto motivo è risultato privo di autosufficienza e comunque infondato, poiché la CTR aveva implicitamente confermato la non inerenza delle spese di rappresentanza, relative a quote associative di familiari del socio amministratore. La società è stata inoltre condannata al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 2.800,00 oltre eventuali spese prenotate a debito.

Norme richiamate

  • D.P.R. n. 917/1986, art. 75, ora art. 109, TUIR

    I costi e gli altri componenti negativi concorrono a formare il reddito nell'esercizio di competenza.

    Per le prestazioni di servizi, il costo deve essere imputato all'esercizio in cui la prestazione è ultimata, non necessariamente a quello del pagamento o della fatturazione. Tuttavia, il contribuente deve provare in modo adeguato il momento di ultimazione della prestazione.

  • D.P.R. n. 600/1973, art. 39

    La regolare tenuta della contabilità non obbliga l'Amministrazione a riconoscere automaticamente i costi contabilizzati né la loro inerenza; il contribuente deve provare l'esistenza, l'inerenza e l'imputazione dei costi all'attività produttiva.

  • D.P.R. n. 696/1996, art. 3, comma 1

    La documentazione fiscale della spesa deve consentire di verificarne effettività, destinatario e collegamento con l'attività d'impresa; ricevute o scontrini privi di tali elementi possono non essere sufficienti ai fini della deduzione.

  • Art. 53 della Costituzione

    La Corte ha escluso il contrasto costituzionale prospettato dalla società, osservando che l'eventuale mancata deduzione nell'esercizio corretto può essere fatta valere mediante richiesta di rimborso delle maggiori imposte versate, nei termini di legge.

  • Art. 112 c.p.c.

    Non vi è omessa pronuncia quando il giudice rigetta implicitamente una domanda o un'eccezione attraverso una decisione incompatibile con la tesi della parte, anche senza una specifica trattazione.

  • D.Lgs. n. 546/1992, art. 36; artt. 132 e 161 c.p.c.

    La motivazione è viziata solo quando manchi del tutto o sia meramente apparente e non consenta di comprendere il percorso logico-giuridico della decisione. Non è sufficiente che il giudice abbia valutato le prove in modo sfavorevole alla parte.

Massime di principio

  • La contabilizzazione di un costo non dimostra automaticamente che esso sia deducibile: il contribuente deve provare effettività, inerenza, competenza temporale e collegamento con l'attività d'impresa.
  • Per le prestazioni di servizi rileva il momento di ultimazione della prestazione. Se il contribuente sostiene che il servizio è stato completato in un esercizio diverso da quello risultante dai documenti, deve fornire una prova concreta e specifica.
  • Per spese di alberghi, ristoranti e viaggi, ricevute o scontrini e prova del pagamento possono non bastare: è opportuno indicare il fruitore, la finalità, la missione e il rapporto con l'attività aziendale.
  • Le spese di rappresentanza sono deducibili solo se realmente sostenute nell'interesse dell'impresa e funzionali alla sua attività; non lo sono, in linea generale, quando risultano riferibili a interessi personali di soci, amministratori o loro familiari.
  • In cassazione non è possibile ottenere una nuova valutazione delle prove o sostituire l'accertamento di fatto compiuto dai giudici di merito, salvo specifici e riconoscibili vizi nei limiti consentiti dalla legge.
  • Una sentenza non è priva di motivazione se, pur senza esaminare espressamente ogni argomento, contiene una decisione logicamente incompatibile con la tesi proposta e quindi determina un rigetto implicito.
  • Quando un costo è stato dedotto nell'esercizio sbagliato, il contribuente può, in presenza dei presupposti e nel rispetto dei termini, chiedere il rimborso delle maggiori imposte versate nell'esercizio cui il costo avrebbe dovuto essere imputato.

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