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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 20127/2025 del 29/05/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorso impugna la conferma di condanna per peculato (art. 314 c.p.) per essersi appropriato di somme riscosse allo sportello CUP mediante la fittizia cancellazione di prenotazioni; il ricorrente deduceva: 1) carenza della qualifica di incaricato di pubblico servizio perché le sue mansioni erano meramente esecutive e prive di discrezionalità; 2) errata riqualificazione in peculato anziché in truffa; 3) insufficienza della prova e inversione dell'onere probatorio, compreso il calcolo statistico alla base della quantificazione del profitto e della confisca; 4) mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato in parte: ha accolto il primo motivo ritenendo che non fosse pacifico, sulla base degli atti di merito, che l'imputato svolgesse mansioni caratterizzate da autonomia e discrezionalità tali da integrarne la qualifica di incaricato di pubblico servizio; perciò la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio alla Corte d'appello di merito per un nuovo accertamento, secondo i criteri indicati dalla Corte di legittimità. Gli altri motivi (riqualificazione in truffa, doglianze sulla prova e sulle attenuanti) sono stati dichiarati infondati o inammissibili: la Corte ha ritenuto che le prove raccolte in grado di merito fossero sufficienti a dimostrare l'appropriazione e che la valutazione sulle attenuanti fosse motivata.

Norme richiamate

  • art. 314 cod. pen.

    Reato contestato in primo e secondo grado: appropriazione di somme in possesso dell'agente per ragioni di servizio. La Corte di legittimità non ha deciso nel merito l'esistenza del reato, ma ha annullato la sentenza per vizio nell'accertamento della qualifica soggettiva necessaria per la configurazione del peculato.

  • art. 358 cod. pen., comma 2 (ultima parte)

    esclusione delle semplici mansioni di ordine e della prestazione di opera meramente materiale

    Richiamata per delimitare l'area del 'pubblico servizio': se le mansioni sono meramente esecutive e prive di profili intellettuali o discrezionali, l'agente non riveste la qualifica di incaricato di pubblico servizio e il fatto potrebbe configurare reato comune.

  • art. 357 cod. pen.

    Riferito nel contrappunto tra 'funzione' (art. 357) e 'servizio' (art. 358): la certificazione verso l'esterno può indicare potere/funzione; la semplice rendicontazione interna non è sufficiente a qualificare l'attività come di natura pubblicistica.

  • legge n. 86/1990 (riforma)

    Richiamata come fonte della limitazione normativa dell'area del pubblico servizio, che esclude le mansioni meramente materiali.

  • art. 646 cod. pen.

    Norma indicata come possibile reato applicabile qualora l'attività dell'agente risulti meramente esecutiva e non ricondotta alla qualifica di incaricato di pubblico servizio; la Corte ha indicato che, in mancanza di requisiti soggettivi, la condotta integra il reato comune di appropriazione indebita.

  • art. 322-ter cod. pen., comma 3

    Richiamato dalla difesa in relazione alla prova; la Corte di legittimità ha ritenuto che i giudici di merito avessero dato adeguata risposta alle eccezioni sulla prova e che gli accertamenti integrativi avessero dimostrato la sussistenza del fatto.

  • art. 62-bis cod. pen., ultimo comma

    Citato in relazione alla valutazione delle attenuanti generiche: la Corte d'appello ha esplicitato che, pur rilevando l'assenza di precedenti, ciò non bastava a giustificare le attenuanti generiche, motivando il diniego in base alla gravità, durata e modalità della condotta.

Massime di principio

  • Per qualificare una condotta come peculato è necessario che l'agente abbia la qualifica soggettiva di incaricato di pubblico servizio o di pubblico ufficiale: la semplice collocazione lavorativa presso un ente pubblico e la mera gestione di denaro non sono di per sé sufficienti.
  • Bisogna valutare concretamente le mansioni svolte: se sono meramente esecutive, seriali e prive di autonomia o discrezionalità, si esclude la natura pubblicistica dell'incarico e il fatto va generalmente inquadrato come reato comune (es. appropriazione indebita).
  • L'obbligo di documentazione o rendicontazione interno non trasforma automaticamente un'attività in 'funzione' pubblica; assume rilievo diverso se la documentazione ha efficacia certificativa verso l'esterno.
  • In sede di impugnazione di condanne per peculato la difesa deve fornire elementi sul concreto contenuto delle mansioni (organizzazione dell'ufficio, procedure, possibilità di automazione, testi dei colleghi/dirigenti) per dimostrare l'assenza di profili discrezionali.
  • La riqualificazione del reato tra peculato e truffa dipende dal momento e dal modo in cui l'agente acquista il possesso: se il possesso deriva da un inganno preventivo può configurarsi la truffa; se il possesso era legittimo per ragioni di servizio e poi è seguito l'appropriazione, può configurarsi il peculato (salvo esito diverso sulla qualifica soggettiva).
  • Le valutazioni probatorie (compresi accertamenti a campione e riscontri documentali) devono essere motivate; se la prova è integrata da elementi documentali e da indagini successive, il giudice può ritenere sufficiente la prova anche se non ogni singolo utente è stato sentito.
  • Sulla concessione o diniego delle attenuanti generiche il giudice non è tenuto ad esaminare ossessivamente tutti gli elementi favorevoli, ma deve motivare le ragioni decisive per il diniego tenendo conto delle specifiche considerazioni difensive.

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