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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10672/2023 del 13/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione avverso la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che aveva riconosciuto Marsili responsabile, quale amministratore di fatto, di concorso in bancarotta fraudolenta a capitoli C) e D) per aver contribuito dolosamente al fallimento della Impletec s.r.l., non avendo richiesto il fallimento quando il capitale sociale era perduto e avendo trasferito attività/personale a una nuova società. Il ricorrente deduceva (i) violazione dell'art. 420 ter c.p.p. per mancata accoglienza dell'istanza di rinvio per legittimo impedimento e mancanza di comunicazione sull'udienza cartolare; (ii) vizio di motivazione sul riconoscimento della qualità di amministratore di fatto, sostenendo omissione di valutazione di testimonianze favorevoli; (iii) insufficiente prova del collegamento fra la fallita e la neo-costituita Impleteca s.r.l. e del ruolo del ricorrente nella cessione di azienda; (iv) insufficiente motivazione sull'aggravamento del dissesto (capo D); (v) mancata decisione sulla prevalenza delle attenuanti generiche e sul vincolo di continuazione con fatti già giudicati.

La decisione

La Corte di Cassazione ha rigettato in gran parte i motivi del ricorso, ritenendo corretti i rilievi dei giudici di merito sulla qualifica di amministratore di fatto e sulla sussistenza degli indici di gestione effettiva. Ha tuttavia annullato senza rinvio la sentenza limitatamente al reato indicato nel capo D) per intervenuta prescrizione. Ha inoltre rilevato l'errore della Corte d'Appello nel non pronunciarsi sulla richiesta di riconoscimento della continuazione, affermando l'obbligo del giudice del gravame di decidere su tale istanza quando specificamente dedotta. Conseguentemente ha disposto il rinvio alla Corte di Appello per la rideterminazione del trattamento sanzionatorio rispetto al residuo capo C). Sono stati respinti i rilievi procedurali relativi all'art. 420 ter, poiché il giudizio di appello si è svolto con modalità cartolari ai sensi dell'art. 23-bis del D.L. n.137/2020 conv. L.176/2020.

Norme richiamate

  • art. 420 ter cod. proc. pen.

    Invocato dal ricorrente per la richiesta di rinvio per legittimo impedimento; la Corte ha ritenuto la norma inapplicabile perché il giudizio d'appello si è svolto con modalità cartolari e pertanto non richiedeva la comparizione orale del difensore

  • art. 23-bis decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137 (convertito con modificazioni dalla legge 18 dicembre 2020, n. 176)

    Norma che legittima la celebrazione del giudizio con tratttazione scritta; la Corte l'ha invocata per spiegare l'assenza di obbligo di comparizione orale e l'irrilevanza della richiesta di rinvio per discussione

  • art. 129 cod. proc. pen.

    Richiamato nei principi relativi alla declaratoria di estinzione del reato e alla possibilità di pronunciare sentenza di assoluzione per causa estintiva solo quando le circostanze esclusive emergono dagli atti in modo assolutamente non contestabile

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (legge fallimentare), artt. 216 e 223

    Norme richiamate in relazione ai reati fallimentari contestati (bancarotta); la sentenza di merito ha applicato i principi di responsabilità per amministratore di fatto in base alla giurisprudenza applicativa di tali disposizioni

Massime di principio

  • Quando un giudizio d'appello è celebrato con modalità cartolari ai sensi di norme emergenziali (es. art. 23-bis D.L. n.137/2020), le eccezioni relative alla mancata partecipazione orale (art. 420 ter c.p.p.) sono in genere inammissibili o irrilevanti se non era prevista la trattazione orale.
  • Il riconoscimento della qualifica di "amministratore di fatto" si fonda su elementi di fatto e indici sintomatici (es. conferimento di deleghe significative, esercizio effettivo della gestione tramite terzi, controllo costante, sostituzione dell'amministratore formale) e le valutazioni probatorie dei giudici di merito in materia sono sottratte al sindacato di legittimità salvo vizi logici o giuridici evidenti.
  • Per l'accertamento di collegamenti fra società (continuazione dell'attività, trasferimento di beni o personale, prosecuzione della clientela) è necessaria una valutazione fattuale concreta: tuttavia dichiarazioni coerenti e confermate da più elementi possono sufficiente a fondare il convincimento del giudice.
  • Se un reato è estinto per prescrizione, la Corte di Cassazione può annullare senza rinvio per quella imputazione; resta possibile il rinvio per le parti del capo di imputazione non prescritte per rivedere il trattamento sanzionatorio.
  • Il giudice d'appello ha l'obbligo di pronunciarsi sulle specifiche questioni devolute con il gravame (es. riconoscimento del vincolo di continuazione): la mancata decisione è motivo di impugnazione rilevante.
  • La declaratoria di non punibilità o assoluzione per causa estintiva può essere pronunciata in sede di legittimità solo quando l'assenza del fatto o la sua irrilevanza emergono dagli atti in modo assolutamente incontestabile; altrimenti l'accertamento spetta al giudice di merito.
  • Il dolo del concorrente extraneus nella bancarotta richiede la consapevolezza di concorrere nella gestione (qualità dell'intraneus) e della pericolosità della condotta per i creditori, non la conoscenza tecnica dei requisiti di fallibilità; ciò può essere provato indirettamente tramite i comportamenti gestionali.

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