Cassazione Penale, Sentenza n. 3906/2022 del 03/02/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Martella impugnava la sentenza d'appello che lo aveva confermato colpevole per più episodi di corruzione in atti giudiziari (Capi N) - O) - P) - Q) - R), mentre lo aveva assolto per il capo L). Il ricorso contestava in particolare: l'eccessiva o errata utilizzazione delle dichiarazioni accusatorie rese dal coimputato Avv. Massimo Mirabella (atteggiamento contraddittorio, confusione nell'attribuzione delle dichiarazioni e possibile interesse a dichiarare per evitare misure cautelari); la mancanza di riscontri individualizzanti e la travisamento della prova; errori nella ricostruzione temporale e procedurale (iscrizione a ruolo, competenza territoriale, legittimità di provvedimenti di sospensiva); l'erronea valutazione delle intercettazioni e dei ritrovamenti documentali; vizi nella motivazione sulla confisca, nella determinazione delle attenuanti e della pena, e nella violazione del divieto di reformatio in peius per la pena accessoria inflitta d'ufficio in grado di appello.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha richiamato i principi di diritto relativi alla corruzione (natura bilaterale, perfezionamento per pactum o per ricevimento dell'utilità, necessità di accertare l'oggetto dell'accordo e il nesso tra utilità e funzione) e i rigorosi criteri probatori ex art. 192 c.p.p. Ha censurato la sentenza d'appello per ragionamenti probatori viziati e per uso non adeguatamente giustificato delle dichiarazioni di Mirabella (verbali confusi, travisamento/errata attribuzione delle dichiarazioni, assenza di riscontri individualizzanti) e per la mancata autonoma valutazione di ciascun episodio. Di conseguenza la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio ad altra sezione della Corte di appello per nuovo giudizio, con indicazione di riesaminare puntualmente le dichiarazioni del coimputato e di valutare separatamente la rilevanza penale delle singole condotte.
Norme richiamate
art. 318 cod. pen. e art. 319 cod. pen.
La Corte ha richiamato che la corruzione è reato a forma libera e bilaterale, perfezionato dal "pactum sceleris" tra privato e pubblico ufficiale: è punito l'accordo e rileva la promise o il ricevimento dell'utilità; occorre accertare l'oggetto dell'accordo e il nesso tra utilità e funzione, nonché se l'atto sia contrario ai doveri d'ufficio.
art. 192 cod. proc. pen.
La Corte ha sottolineato l'obbligo di ricostruire ogni episodio come oggetto di prova autonoma, applicando criteri rigorosi di valutazione delle fonti e delle singole prove prima di trarre conclusioni complessive.
art. 203, comma 3 C.d.S.
l'art. 203, comma 3, del C.d.S., secondo cui la sospensione sarebbe direttamente conseguente alla "semplice proposizione della impugnazione"
Citato dalla difesa per sostenere la legittimità della sospensiva; la Corte di Cassazione non ha ritenuto comunque che l'eventuale applicazione di tale norma fosse da sola risolutiva rispetto all'accertamento del patto corruttivo e del nesso con la dazione di denaro.
Sez. 6, n. 33519 del 04/05/2006 (Acampora)
Giurisprudenza richiamata per affermare che la corruzione si perfeziona anche con la promessa dell'utilità e che entrambi i comportamenti (del pubblico e del privato) devono sussistere probatoriamente; supporta l'idea che l'accordo è l'elemento centrale da accertare.
Massime di principio
- Quando l'accusa si fonda prevalentemente su dichiarazioni di un coimputato, il giudice deve valutare dettagliatamente l'attendibilità intrinseca ed estrinseca di quelle dichiarazioni, motivando perché parti contrastanti o dichiarazioni confuse siano comunque ritenute decisive.
- Ogni episodio corruttivo deve essere esaminato come fatto autonomo di prova (art. 192 c.p.p.): non è sufficiente ricostruire un quadro generale se mancano riscontri individualizzati che colleghino l'utilità alla condotta specifica dell'agente pubblico.
- Le conversazioni intercettate, i ritrovamenti documentali e gli elementi temporali (iscrizione a ruolo, date di deposito) richiedono un nesso probatorio chiaro con l'accusa; frasi generiche o allusioni non sostituiscono riscontri che individuino il singolo comportamento corruttivo.
- Il principio che punisce il "pactum" corruttivo implica che sia accertato l'accordo e l'oggetto dello stesso: prova della mera esecuzione dell'atto (legittimo o illegittimo) non basta senza dimostrare il collegamento con la dazione o promessa di utilità.
- In sede d'appello il giudice non può adottare valutazioni peggiorative senza rispettare il divieto di reformatio in peius quando applicabile; presunte aggravanti o pene accessorie imposte d'ufficio devono essere valutate con attenzione rispetto al dispositivo del primo grado.
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