Sentenza n. 1536/2026 - Catania, Sezione 4
per l'ottemperanza alla sentenza del Tribunale di Catania del 27 febbraio 2024, n. 1159.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del Tribunale di Catania del 27 febbraio 2024, n. 1159, relativa al diritto di fruire della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente
Esito
Favorevole al ricorrente (docente)
Prevale il privato
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza deducendo la mancata esecuzione, da parte del Ministero, della sentenza passata in giudicato che aveva dichiarato il suo diritto a fruire della Carta elettronica per l'aggiornamento e la formazione del docente. La sentenza era stata ritualmente notificata all'Amministrazione l'11 novembre 2024 ed era decorso il termine di 120 giorni previsto dall'art. 14 del d.l. 669/1996. Il Ministero, non costituito, non ha fornito prova dell'adempimento del giudicato.
La decisione
Il TAR ha accolto il ricorso ai sensi degli artt. 112 ss. c.p.a., ritenendo sussistenti il passaggio in giudicato della sentenza, la sua rituale notificazione, il decorso del termine dilatorio di 120 giorni e l'inadempimento dell'Amministrazione. Ha ordinato al Ministero di dare esecuzione al giudicato entro sessanta giorni dalla comunicazione o notificazione della sentenza. Per il caso di ulteriore inerzia, ha nominato commissario ad acta il Direttore della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la formazione del personale scolastico e la valutazione del sistema nazionale di istruzione, con facoltà di delega a un dirigente del medesimo ufficio, da esercitarsi entro ulteriori sessanta giorni. Ha precisato che l'incarico commissariale costituisce obbligo del dipendente pubblico, che il commissario può essere individuato anche in un organo diverso da quello titolare dell'amministrazione attiva e che, nel caso concreto, non spetta alcun compenso, trattandosi di dirigente del Ministero e di attività rientrante nell'onnicomprensività della retribuzione dirigenziale. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento di euro 1.000,00 per spese di lite, oltre accessori, alla distrazione in favore dei difensori antistatari e alla rifusione del contributo unificato.
Norme richiamate
artt. 112 ss. c.p.a.
Prevedono l'azione di ottemperanza per ottenere l'esecuzione del giudicato e consentono al giudice di ordinare all'Amministrazione l'adempimento, nominando, in caso di inerzia, un commissario ad acta.
art. 14 d.l. 31 dicembre 1996, n. 669
Il termine di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo all'Amministrazione deve decorrere prima della proposizione dell'azione esecutiva nei confronti della pubblica amministrazione; nel caso concreto il termine era decorso.
Massime di principio
- L'azione di ottemperanza è accoglibile quando il titolo giurisdizionale sia passato in giudicato, sia stato ritualmente notificato all'Amministrazione, sia decorso il termine dilatorio previsto per l'esecuzione contro la pubblica amministrazione e l'Amministrazione non abbia provato l'adempimento.
- Nel giudizio di ottemperanza il giudice può ordinare all'Amministrazione di eseguire il giudicato entro un termine determinato e nominare fin d'ora un commissario ad acta per il caso di persistente inerzia.
- Il commissario ad acta non deve necessariamente coincidere con l'organo amministrativo titolare dell'attività sostanziale omessa, potendo essere individuato dal giudice secondo il proprio discernimento, purché disponga della professionalità necessaria.
- L'incarico di commissario ad acta conferito a un dirigente dell'Amministrazione inadempiente può non comportare un compenso ulteriore quando l'attività rientri nell'onnicomprensività della retribuzione dirigenziale.
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