Cassazione Penale, Sentenza n. 41714/2025 del 30/12/2025
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Gjini Agron impugnava l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Bologna che aveva respinto la sua domanda di affidamento in prova al servizio sociale. Il ricorso prospettava due vizi: (1) vizio di procedimento per avere il ricorrente, residente in Albania, chiesto di partecipare personalmente all'udienza e per aver prodotto una richiesta indirizzata al Prefetto di Torino volta a dimostrare l'assenza di divieti di reingresso — secondo il ricorrente il Tribunale non avrebbe dovuto dichiarare intempestiva la domanda né affermare l'inesistenza del divieto senza attendere risposta amministrativa; (2) vizio di motivazione in relazione alla dichiarazione di irreperibilità sul territorio nazionale, che secondo il ricorrente avrebbe illegittimamente precluso il diritto al contraddittorio.
La decisione
La Corte ha rigettato il ricorso. Ha ritenuto che non fosse necessaria alcuna attestazione amministrativa sul divieto di reingresso, poiché il divieto triennale era già scaduto il 2 luglio 2020, quindi il ricorrente avrebbe potuto rientrare in Italia per partecipare all'udienza. Sulla questione dell'irreperibilità la Corte ha richiamato la giurisprudenza secondo cui l'affidamento in prova al servizio sociale richiede la continua reperibilità dell'interessato sul territorio nazionale sia prima che durante l'esecuzione della misura, essendo indispensabile per valutare l'osservanza delle prescrizioni. La mancata reperibilità è stata attribuita a una scelta del ricorrente di non rientrare, non a un impedimento legittimo. Conseguentemente il ricorso è stato dichiarato infondato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (Sez. I)
Sez. I n. 22442 del 17.1.2019, Rv 276191
Principio interpretato: l'affidamento in prova al servizio sociale presuppone la continua reperibilità dell'interessato sul territorio nazionale sia prima che durante l'esecuzione della misura, per consentire la verifica del comportamento e dell'osservanza delle prescrizioni
Divieto amministrativo di reingresso (menzionato nel provvedimento)
divieto di reingresso di durata triennale, scaduto il 2 luglio 2020
La Corte ha ritenuto che, essendo il divieto scaduto, non fosse necessaria alcuna attestazione amministrativa ulteriore; pertanto l'interessato poteva rientrare per partecipare all'udienza
Massime di principio
- Per le domande di misure alternative (es. affidamento in prova al servizio sociale) è richiesta la continua reperibilità dell'interessato sul territorio nazionale: l'assenza di reperibilità può giustificare il rigetto della domanda
- Se il richiedente è all'estero e invoca un divieto di reingresso come impedimento a partecipare all'udienza, occorre dimostrare che il divieto sia effettivamente in vigore; se il divieto è scaduto la richiesta di rinvio o la giustificazione dell'assenza rischiano di essere respinte
- La mera produzione di una richiesta alle autorità amministrative (es. Prefetto) non sostituisce la prova dell'effettivo impedimento: in mancanza di una attestazione concreta o di un provvedimento ancora vigente, il giudice può legittimamente procedere
- Per evitare conseguenze negative (compresa la condanna alle spese), chi risiede all'estero e intende partecipare a procedimenti che richiedono presenza continuativa dovrebbe: a) tornare in tempo utile se non sussiste un impedimento oggettivo; b) produrre documentazione amministrativa certa che attesti un divieto o ostacolo di rientro; c) informare tempestivamente il giudice e chiedere rinvio motivando con prove
- La dichiarazione di irreperibilità, se fondata su una scelta volontaria del soggetto di non rientrare, non integra automaticamente una violazione del diritto al contraddittorio quando la difesa è stata adeguatamente informata del procedimento
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